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Full text of "Il trionfo della fede nel martirio de'santi Gervaso e Protaso : tragedia sacra"

fc*TT5il 

0t A 



l 






/\ ì 







S-.654T73 



IL TRIONFO 

DELLA FEDE 

NEL MARTIRIO 
DE* SANTI 

GÈ il VA SO, 

E 

PROTASO. 

TRAGEDIA SAGRA 

indicata dall' datore a 9 mt- 
defimi Martìri > 

IN MttANO , MDCCXXII. 



Preiib gli Eredi di Domenico 
BrJUgatta . 



Digitized by the Internet Archive 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/iltrionfodellafeOOcava 



GLORIOSISSIMI 

MARTI II I„ 
2"54~T1 







Geo a' vollri 
piedi un'Ope- 
ra, che Sugge- 
ritami dalla di- 
vozionc verfo di Voi , 
ella non può dirli più mia, 
perchè ifhllatami dalla 
venerazione alla voilra 
prodiggiolìflima Vita , e 
glorioiifsima Morre . Voi 

717782* 2 che 



4 
che mi dafte motivo allo 

icrivere , mi formale an- 
cora dentro la mente 
l'Idea, che pacando alla 
mia mano, non compofe, 
ubbidì . Ridono adunque 
a Voi ìe voilre grazie , e 
framifchìando il poco che 
vi tributo, con il molto 
che m'infegnaik ; duo 
del mio icrivere ciò , che 
Agortino , parlando dei 
fuo vivere , difTe a Dio : 
Vejìrum igitur fit totum td 9 
quodfcnbo , & totus totum 
vejìrum Vobis ojfero.(n)D& 
queir eccelfo Trono di 
Gloria benedite, Santiflì- 
mi Eroi, l'Opera * e l'Au- 
tore : l'una , e l'altro vo- 
ftri. Quella per merito del 

fog- 
Ca) Solile. 18. 



f 

foggetro: Quello per l\i- 
miiiazione al volìro Pa- 
drocinio . Benedite que~ 
fta voilra Città , che vi 
diede e Calla , e Tomba 9 
e non ifdegnate l'offe- 
quiofa offerta, che a no- 
me della volìra Patria vi 
prefenra 7 protrato a' vo- 
ilri ineffabili menti > in 
fegno di Pietà , dt Grati- 
tudine) e di Amore. 

Dal Convento di Sant' 
Angiolo di Milano 17. 
Aprile 1722. 



Indegni/}, vntili/s. Cliente 
F. Buona grazia de Silva 
di Milano Minore Of- 
fervante . 

A 3 Al- 



A L L I 

LETTORI. 

LE Plndicie , date alla 
/lampa dàlf eruditi/fi- 
mo , ed eloquenti (fimo 
Signor Giufeppe Antonio Saffi, 
Dottore di Teologìa, e Prefet- 
to del Collegio , e Biblioteca^ 
Ambrosiana > con le quali con 
[odi fondamenti di Ragioni , 
Autorità, e Tradizioni eviden- 
temente dimoftra , contro le pre- 
tendoni della Città di Brìfac- 
co , efiere quefia di Milano an- 
cor 9 oggidì inficino pojfifo de 9 
Corpi de 9 glorìofì Martin Ger- 
vafo , e Protafo : hanno sì be- 
ne appagato il mio povero in- 
tendimento , e sì fortemente (la- 
bilità la mia credenza nella^ 
pojjefiione di Quelli , che dall' 
intendere , e dal credere n'è ri- 
sultata la brama divota dì ri- 
chiamarli dal Santo Sepolcro , 
sì bene diffefo , e cuftodito da 
queir 



7 

queir in/igne Scrittore 9 per 

fargli comparire fu le feerie^. . 
A confronto di opera tanto fn- 
blimt d'un Letterato si accredi- 
tato , potrebbe parere inutile^ 
quefta mìa poca per pefo , èL* 
brieve fatica per la materia^ , 
appnffo chi particolarmente con- 
fiderà y che fino dal tempo di 
Salomone efclamavafi : ( a ) 
Faciendi plures Libros nul- 
lus eli: finis - Ma avvifato da 
Sanf Agofimo , che ; ( b ) 
Alius fie , alius autem fio mo- 
verur ad fidem : eademqueL^ 
res fàepè alio modo dieta mo- 
ver , alio modo dieta non- 
mover , aliumque movet , 
alium non movet : mi fono 
perfuafo di maggiormente muo- 
vere , ò promuovere la divozio- 
ne verfo quefli noflri Santijjìmi 
e Nobilitimi Con-cittadini^ con 
rapprefentare la loro Vita , e_, 
Morte con un nuovo modo, che, 

A 4 one- 
(a) Ecclef. e. 12. 
(£) Ad Simpl. 1. 1. q. t. 



8 

meflamente allettando , faccia 
fervire il Teatro per una Scuo^ 
la di Pietà . La Tragedia è 
Sagra , onde non potrà impri- 
mere che fentimenti degni diun 
Cattolico . Vi e la Storia , vi 
è l'Invenzione : Vuna e f altra 
necejjaria per le freniche Rap- 
prefent azioni , Il faggio Lettor- 
re [apra difìinguere Funa dalF 
altra , ed aggradire la verità 
della prima , e fcufare la ne- 
cefjltà della feconda . Per quan- 
to s'attiene alla ftoria ho rica- 
vato da diverfì Autori il fe~ 
guente 

ARGOMENTO. 

^T ElV anno in circa 57. ( al* 
M tri più ) di noflra falute<, 
regnando Nerone Imperatore , 
Gervafo , e Protafo , Fratelli 
Gemelli , Nobili Cittadini Mi- 
lanejì , il Padre de* quali V'i- 
tale in Ravenna : la Madrc^. 
Valeria in Milano furono mar* 
tiriz- 



9 

tirizzatl per la Fede di Criflo : 

fi concitarono contro f odio de* 
Sacerdoti Gentili , per averc^» 
diflribuite le loro foflanze d 
Poveri , e comperata la libertà 
all'i Schiavi . Dovendoti Con- 
te A\ìafio y Prefetto di Milano, 
muovere Guerra contro liMar- 
cornarmi nella Germania , gli 
fecero credere li Sacerdoti In- 
detti 9 che non riporterebbe Fat- 
toria , fé non obbligava li due 
Fratelli a fagrifìcare alli Dii. 
Ciò deteflando , Gervafo mori 
tra le sferzate , ed a Protafo fu 
tagliata la Te/la . Filippo 01- 
dano feppelì i loro Corpi nella 
propria Cafa 9 dove , così av- 
vifato da Dio , ritrovati dopò 
molto di tempo da Sanf Am- 
brogio , afperjì ancora di vivo 
f angue , dal mede/imo furono ri» 
pofìi in luogo [agro , a cui /lv 
ce fabbricare un Tempio . 

Non fi [coffa ynolto da quella 
Storta V invenzione y che fup-r 
pone Filippo Micfìro , e Tato* 
A 5 tv 



IO 

re dopo la morte de 9 Genitori , 
dì Gervafo , e di Protafo, qua- 
li fi trattengono in difcorfi con 
Prifca , Sorella della Moglie 
d'Afiafio , affine di guadagnar- 
la alla Fede . Forrnalizati da 
quefli congrejjì Filippo , e Fla- 
via , Moglie del Prefetto , gli 
impcdifcono. Cirino , confiden- 
te dFAflafio , riferifce avere in 
un folenne Sagrifìzio rifpofiogl 7 
Oracoli , che non fi riportereb- 
be Fattoria contro li Marco-m an- 
ni , fé non fi facevano morirti 
Gervafo , e Protafo , Aflafio , 
per non perdergli così fubìto t 
obbliga Prifca a perfuadergli a 
fagrificare alti Dii , prometten- 
dogli in premio delt opera li 
Sponfali con Valeriano , fuo 
Generale delV Armi , abborrìto 
da Prifca , e poi cofiretto dalla 
medefima a pregare per la Vita 
dell'i due Fratelli . Cirino y 
che afpìra alle Nozze con Pri- 
fca , rifiutato da Qtiefia , c_* 
fcbernito da Valeriane , ordifee 

una 



II 

una Congiura , che viene fco- 
perta da Stila , e da Oleandro. 
Avendo ottenuto Prifca di ri* 
parlare a Gervafo , e Protafo , 
Flavia j temendo la converfio- 
m della Sorella , perfuade il 
Marito a fargli morire . 




A <5 LV- 



FBaffianus à Lauda Lcclor Ju- 
► bi latus , Coniultor Sancii Qf- 
fiti: , Examinatcr Synodalis in Di%- 
cefi Laudenfi, & in Provincia Me- 
diolanenfi Minor de Obfervantia 
Minifìer Proviiicialis ; D ; leóìoNo- 
biS in Ckrifto Adm. Rev. P. Fr. Bo- 
nagratise de Silva à Medioiano ejuf- 
dem Provincie Lectori Jubilato , , 8c 
ex Provinciali , falutem in Domino 
fempiternam , 

CumLibrum à Te compofitum , 
cui titulus : Trionfo della Fede nel 
Martino dt Santi Gervafo * e Pro* 
tafo, aliquot ejufd-em Ordinis Pa- 
tres,quibus commiffum fuir , re* 
cognoverint , oc in lucem edi poffe 
cognoverint : concedimus, faculta- 
te Nobis impcrtita , ut typis mande- 
tur. Vale. Du. Mediolani in Con- 
ventu 5. Angeli die 19. Maji 1722,. 

F. Baffianus à Lauda Miuifter 
Provinciale • 



De mandato SuaPatem. AlmJUv, 

F. P Seraphinus a Lauda Provì- 
cariusSccraarius, 

m 



Alti 16. Maggio xyti. 

D'Ordine del Padv -^Reverendi 'filma 
Inquijìtore Generale ho letto la 
preferite Tragedia Sagra intitolata z 
Il Trionfo della Fede nel Marti- 
rio de' Santi Gervafo, e Protafo » 
e non avendovi trovato Co fa rep ugnan- 
te alla Fede , e buoni coflumi > anzi 
più toflo profpttevole con diletto a 
chi la legger "a , la giudico d \ fferftam a > 
pata* 

F. Luigi Maria Befo^zi deTredicu 
tori Maeftro di Sagra Teologia , e 
Cenfore • 



Die 17. Maji iyt%. 
Attenta profitta attefiatione ♦ 
IMP RIMATUR. 

Fé. Vofifl) Maria Manzonus Sacra 
Ti e- Ir -ria Magifier , ac Sancii Offitii 
Me dio! 'uni Provi earis . 

Co.roìus Frane? 'pus Curiomis prò Emi* 
nentifs. &Rev*rendj "•. L. £>. Car- 
diate Q ù (calco Arcui-p. 

F, Cefatusfyo ExtelLitjfi. Senatn . 

AT- 



H 

ATTORI. 

Filippo Oldano Maeftro , e Turo- 

Aftafìo Conte, e Prefetto di Mila- 
no. 

Prifca , Sorella di 

Flavia , Moglie di e ) 

Cirino Confidente di ) 

Valeriano>Generale dell*) A Ai%/ > 
Armi di ) Afiafio ' 

Siila , Capitano delle ) 
Guardie di ) 

Cleandro , Capitano delle Truppe 
Romane . 

Angiolo . 

La Scena fi rapprefinta mlCafielh 

di Milano* 



ATTO 



ATTO PRIMO 

SCIENA PRIMA. 

Filippo , Gervafo , Protafo 

Filip. « O (laro in avvertenza 
I di non concedere, o 
li negar troppo a voftri 
amori. Prilca è amabile, ma 
vorrei la amaite in guifa , che 
potefTe amar/i il voltro fteffb 
amore. Se l'amabilità di quel- 
la Dama non farà da Voi ri- 
guardata dentro i confini d 'li- 
na virtuofa moderazione , fa- 
cilmente efcirete da' termini , 
che deve prefcnvere una cir- 
cofpetta morale . Un amato 
pericolo , è una certa caduta . 
Ger. Io non diffido di farvi 
conofcere , che prevale a cias- 
cheduna delle pafsioni quella 
del mio dovere . Non fi dove- 
rebbe chiamarti vizio quel!" 
funere, che , dopo di araf ama- 
to - 



i6 

to 9 non può efìggere da Noi 
i rofTori del pentimento . 

Filip. Voi non mettete an- 
cora , o Gervafo , i miei ti- 
mori a ficuro . Voi fìete Gio- 
vani ; onde non so compro- 
mettermi, che la voftr' età ri- 
trovi feudo bastevole contro 
fattrative di una Donna, che, 
dotata a meraviglia di qualità 
naturali , può guadagnare il 
predominio fovra del voftro 
debole . Quefta tenerezza per 
una Pagana , Cognata di Afta- 
fio Idolatra , Sorella di Fla- 
via , nemica de Criftiani , non 
può avere pretefto , che la 
giuftifichi . 

Prof. Voi dunque , o Filip- 
po , potrette fofpettare .... 

Filip. Io non fofpetto , o 
Protafo , Egl' è però vero , che 
più indovina chi più vede * Ca^ 
rifsimi Figi] , che ben com3 ' 
voftro Maeftro , e Tutore pollo 
dirmi l'onore di cosi chiamar* 
vi , perdonate a quel zelo , eoa 
cui 



l 7 

cui non crederei appagato il 

mioaffetto % , fé non lo porrafsi 
poco lontano dagl'eccelsi . Per 
richiamare Voi a Voi ftefsi , ed 
a queir obbligo , che v'impri- 
me neir Anima il carattere di 
Cavallieri Cattolici , farò fov- 
venire alla voftra memoria , eh" 
egr è ancor' caldo del fangue di 
voftra Madre quefto Terreno 
Milanefe , e quello di Raven- 
na fpira ancora oggidì un avrà 
di (àntificato orrore per quello 
di voftro Padre. Quefto fangue 
addimanda a Voi quefta giulli- 
zia 9 di donarlo a Dio , per ri- 
donarlo a Genitori, 

Ger. Eredi del loro (angue > 
lo faremmo altresì della loro 
coftanza . Un Parto fteflb ci 
diede alla luce, e Gemelli nella 
Natura, averemmo identità de 
voleri . Nafcemmo in quefta 
Città di Milano , e la fteffà farà 
la Tomba laureata de noftri 
Corpi , fé i noftri demeriti non 
ci toglieranno dalle mani quel- 
le 



i8 

le Palme, che ci fa fpcrare la 
colera di Nerone , e di Aftafio . 
I Genitori, che ci diedero l'El- 
fere , c'iftillarono quello co- 
raggio ; ed il fangue da Loro 
fparfo merita piìi ianoftra in- 
vidia , che la noftra compaf- 
fìone. 

Prot. Vitale, e Valeria y no- 
fìri Genitori , hanno fortito 
fovradiNoi quefto maggiore 
vantaggio , d'eflere itati i pri- 
mi. Noi però non faremmo 
degF ultimi ne ir abbracciare la 
fteffà forte, fé non ci mancherà 
la medefima Grazia . 

Ger. Reftano ancora im- 
prese nel noftro Cuore Tappo- 
ftoliche Lezzioni di Cajo , e 
di Siro : l'uno Pallore di quella 
Chiefa , l'altro di Pavia . Vive 
ancora nella noftra rimembran- 
za la fpe eie funefta, e glorio- 
la de noftri cari Amici Naza-, 
ro, eCelfo, fatti martirizza- 
re nell'anno feorfo dal Prefetto 
Ano- 



T 9 

Aneline (.?) Ci fuonaogni gicr- 
all' orecchio la Tromba ani- 
mata eli Paolo , che ci vifitò alla 
Quercia , e non volete , che 
con quefle divote memorie 
non s'accenda la nefoa Fede , 
a fare un fagrifìzio de no/M 
amori alla fola Croce-fiffa Ca- 
rità ? a battere unitamente i 
fentieri mfanguinati del Re- 
dentore ? 
FU. Non più , cari pigu 

pon piti . Tutto ciò mi è no- 
:o , e tant' altro , che rileva 
quelli che f ete . Permettete- 
ci , che con quefti abbracci 
o faccia una degn* accoglien- 
za alla generosità eie voltri fpi- 
iti , e che con una più giufta 
•ftimazione.... Vinta impor- 
la ! Prifca s'accolla. Ah, 
3ifcepoli mieiamatifsimi , ri- 
ordatevi , che .... Oh Dio , 

a) Pun ^~™ d W ert - Nazar. 

™.jnPcf e f.ss.Cor p .Ger., 

& Frct. ' 

•j-AlA T .it ir, r,t r- „ 



IO 

non poffo parlare , che con i 
palpiti del cuore , e con i rof- 
fori fui' volto . Sì , ricordate- 
vi , eh' Ella è Pagana : che Voi 
fiere Criftiani : che il pia fì- 
curo rimedio in queft* incon- 
tri non è il combattere : è iJ 
fuggire : che .... Ma Ella t 
già qui ♦ 

SCENA SECONDA 

Prifca , e detti . 

Prif. FjErmatevi , Filippo ; 
V Egf è ben' dovere 
che dove fi trovano i Diicepo 
li , ffia prefente anche il Mae 
Aro. 

Fi/. E* inopportuna in queft 
congreflò la mia prefenza : coj 
che compatitemi , Madama 
fé a puro titolo di rifpetto m 
ritiro . Ah Gervafo , ah Pro 
tafo . Parte . 

Prif. Non vorrei , genera 
CavaUieri > che la mia compar 

fa 



ai 

i fofTe riufcita difcaraa difcor- 
i con il voftro Maeftro . 

Ger. Ha penfato Filippo di 
;On dover' efTer'a parte dell' 
more di voftre vHÌte, e :i è par- 
ito per lafciare in piena liber- 
à i voftri comandi , {eppure 
je fiarao degni . 

Prot. Non dovete , o Ma- 
lama , attribuire a mancane 
sa di cognizione del voiìro 
ineritola partenza del noilro 
Futore , forfè chiamato altro- 
ve da fuoi affari . 

Ptif. Comunque fìi v mi fo- 
no così accette quelle voftre 
fcufe a favore di Filippo , che 
ìe bramerei più frequenti, per 
avere più libera l'apertura a 
parlarvi . 

Ger. Eccefsi della voftra 
Cortesia . 

Prot. Che pofsiamo ammi- 
rarla , non compenfarla . 

Prif. Sono tropp' eloquenti 
ivoftr' affetti, per farmi ben 
intefà della qualità de vofitì 
menti , Qtr. 



%% 

Ger. Non mettete , di gra- 
zia , a cimento il noi èro niente 
con le doti del vofiro animo . 

Prip Per grande che fia 
quello nel vofhro fu p pollo , mi 1 
fono accorta , che firf ora noni 
ho latto alcun guadagno prellb 
di due Fratelli, che, unifor- 
mi al mio genio, li vorrei al- 
tresì confinali alia mia Reli- 
gione . 

Prof. Per quefl' appunto ,, 
che fiamo difformi da Voi nel- 
la credenza , fi querela la no- 
flra ferviti* , che non abbia 
fatto fin ora alcun paffò neli 
merito preda di Voi . 

Pnf. Quanto v'ingannate , o 
Protafò , fé vi date a credere , 
che tutto il buono deli* Amici-.- 
zia debba fpecificarfidaRiti . 

Ger. Anzi la fola Fede è 
quella , che imprime marca 
di gloria alle libere operazio- 
ni . Voi per amarci ci vor- 
rete fimili a Voi ; ma poi 
per farvi amare da Noi , non 

vo- 



colete uniformarci alla noftra 
Religione . 

Pnf Anche Voi, oGerva- 
ò , vi fcorgo in errore . Pote- 
e tutti due amare Prifca , fen- 
sa farla fpergkira alli Dii . Vò 
ipigliare il voftro difcorfo . 
^ofTo amare Gervafo , e Prota- 
ò , fenz' opinarmi a volerli 
- edere fiaccati dalla loroSet- 
a. Gervafo, e Protafo ponno 
imare Prifca fenza pretende- 
e , eh' lo abbandoni la patria 
Religione . 

frrot. Non corre la parità • 
Jn Anima Idolatra , che ado- 
a molti Dii , può dividere con 
urti il proprio amore , fenza 
:he fi rifentino qu^e Pietre 
ipfenfate , che non h t _ -hi 
per vedere , né intelleto ± 
conofeere . Per effere unico il 
noflro Dio , dobbiamo amarlo 
con un folo amore ; e non pef- 
fiamo amare Creatura alcuna , 
fenza riferire i noftri amori a 
quel Dio Creatore . Quindi ne 

■fie- 



iiegue, che non pofsiamo ama* 
re un Infedele , fenza il moti- 
vo di condurlo alla cognizione 
di quefto vero , ed unico Dio . 
Fuori di quefta mira , farebbe 
oltraggio il noftro amare . 

Ger. Iddio folo è il perfetto 
Amore . Sei* Uomo ama , è 
perchè Elfo gì' infufe la Cari- 
tà * Ora Iddio con queft' infi- 
nita Carità amò fino dall' eter- 
nità , l'opere delle fue Mani , 
tra le quali , dopo le Creature 
puramente intellettuali , è 
l'Uomo . Ingrato Qjiefto ad 
ima si fplendida Bontà , xtiiX 
gredi i fuoi Comandi . L'Uo- 
mo perdette laGiullizia ori- 
ginale, e Dio non perdette la 
iua Mifericordia . Non poten- 
do quefta inalzare un Peccato- 
re al Cielo , abbafsò il Cielo 
alla Terra , divenuta cosi la 
Valle del Pianto un Paradifo 
animato . Qjzì fu dove fi for- 
mò quelF ammirabile unione > 
con cui Iddio fi fece Uomo , e 



*5 
rUomo divenne Iddio. Qjaì 

dove ebbero principio i iànti 
Amori, co* quali le Anime cef- 
fando d* eiTere ciò che fono , 
vengono ad eiTere ciò che 
amano. Qjui è, dove vorref- 
fimo, che Prifca , ceirando d'ef- 
fere quella , che è , divenire 
per Fede tutta di Gervafo , e 
di Protafo , refa prima d'Amo- 
re tutta di Dio . 

Prif Suir idea di qnefli vo- 
ftri divoti delirj pretenderete 
forte caricarmi di tal fatta con 
foiìfmi la mente , eh' Io non 
fappia diftinguere l'apparente 
dal vero ? Una Caufa poco fi- 
cura cerca fempre quell'ap- 
poggio nelle parole, che non 
può trovare nella verità . Ho 
impasto abbaftanza da miei 
Maggiori a non lafciarm* in- 
gannare . 

Ger. Qjaant'è infelice que- 
fta voftra fàviezza, quando non 
fia capace d' effere difingan- 
aata, 

B Prot. 



26 

Prof, Li voflri Antichi cam- 
minarono alla cieca , e Voi , 
feguendo le loro pedate , non 
può dirfi 5 ch'abbiate un buon' 
Lume . 

Prif Lo fielTo potrei dire 
di Voi, e del li vofhri Genito- 
ri , con quefto divario , che la 
mia Religione numera molti 
fecoli di ina origine , e la vo- 
ftra appena è nata . 

Ger. Preflò li Criiliani non 
fi contano , ma li pefano gì* an- 
ni. La Verità 9 perchè eter- 
na , non viene circonfcrittadal 
Tempo ; né mai intefi a dire , 
che la Fallita acquifti credito 
da una longa durazione . 

Prìf. Edio ho intefo a dire , 
che le Novità fono fempre pe- 
ricolofè . 

Ger. Sì f quando fono ftu* 
diate dalla Vanità degl' Uomi- 
ni. 

Prif. Chi m' afficara , cheli 
Criftiani non fieno comprefi 
«el numero di quefti Uomini 
Toni ^ 



* 2J 

vani , e capriccio!! ? 

Ger. Iddio, che non mcn- 
tifce , e non puoi' effer' ingan- 
nato. 

Prif. Io mi perfuado , che 
vogliate parlare di quel Dio , 
che , fé ben mi ricordo , intefi 
a dire in Roma , che fu tradito 
da fuoi più Cari , abbandonato 
da fuoi Seguaci , e finalmente 
conofciuto anch' Effò per un 
Impoftore , fu condannato » e 
morì fovra d' un infame Pati- 
bolo . 

Ger. Fìi abbandonatoci tra- 
dito, e mori croce-fiffb , per- 
chè Ei volle : L'Amore il fece 
nafcere Uomo : e lo ftefTo lo 
frenò sii la Croce, Siccome il 
Sacrifizio fu volontario , cosi 
li Patiboli non feryirono, che 
a manifeftare la fua Grandez- 
za. 

Prof. Se in Roma fentifìe 
Fignominie dei noftro Reden- 
tore , doverefte pur* anche— 
aver'intefe le fue glorie . Tan- 
fi z Q 



ti prodiga con cui fi tirò die- 
tro la divozione , e la mera- 
viglia degr Uomini, devereb- 
bero badare a non farvelo cre- 
dere un' Impostore . Mori > è 
vero , ma i fuoi reati non fu- 
rono > che le noflre colpe * 
che dovevano effere fcancel* 
late con il fuo Sangue . Morì; 
mailfuo riforg^mento dai Se- 
polcro lo dichiarò vero Dio 
nel tempo , che lo palesò 
Trionfatore della morte . 

Ger. So pure, che Voi fo- 
tte prefenteaquelipettacolo, 
che tanto difpiacque agi' oc- 
chj di Nerone. Chifpennòle 
ali al volo di Simone : chi lo 
fece cadere a terra , fé non il 
Nome del Dio de* Criftiani , 
invocato da Pietro ? 

Prif. Furono fòrtilegj d un 
Pefcatore^ che neir anno feor- 
fo pagò il fio d'una ribalde- 
ria sì nera . 

Ger. Qjjefle fono le foiite 
Apologie de* Gentili alh mi- 



^9 
tacoli de' Criftiani , perchè 
non conofcono di quelli la_> 
Virtìi operante . 

Prif. Non è in oggi > che 
io non fappia Tumore ostina- 
to de' Criftiani , che voglio- 
no negare la verità in faccia 
dell' evidenza . Lafciamo una 
conteia , che non può riufcire 
che inutile per Voi , e per 
Me ; e mi reftringo a dirvi » 
che ad onta de' miei roflbri 
debbo liberamente confeflarvu 
che mi rapifcono le voftre lu- 
minofe qualità : che ho della 
distinzione per il merito di 
due Cavalli eri cosi degni ; ma 
mi fa orrore , per de vere- 
amare Voi due , vedermi co- 
rretta a feguire una Setta da 
tutti abbonita , perfeguitata , 
e condannata . 

P ot. La noftra Fede quan- 
to più è odiata dai Mondo , 
tanto più è aggradita dal Cie- 
lo . Qjaefta non fu apg&efa_, 
dagl'Oracoli di Satanaffò co- 
là 3 me 



1° 
me la voftra . Ce la moftrò 
Iddio per i fiioi Appoftoli , e 
Fapprefero Qyefti dalla viva 
voce dell* Incarnata Sapienza, 
e fé vaccontentafte di fentir- 
ne i fondamenti .... 

Prìf. Non mi torna a conto 
di fàper tanto per ora . Bramo 
bensì d'intendere quale poflà 
effere la voftra corrifponden- 
za . . . Ecco il Prefetto . Riti- 
ratevi > che fi parleremmo . 

SCENA TERZA . 

Aflafio , Valerìano, Cirino » 
Prifca 5 Guardie . 

Afi. TJ * Senza ripofo la men- 
I y te del noftro Impe- 
radore , quando fi trarrà di con- 
servare la quiete de'fuoi Sta- 
ti , e la felicità de* fuoi Sud- 
diti . Voi ben vedete, che que- 
fta Guerra . . . Prifca nelP An- 
ti-camere ? 
Prif. A [alo fine cf inchinar- 



1* 

vi qui mi fono trattenuta , m 
Signore . Ciò fatto fé altro 
non mi comandate , mi ritiro 
alli miei Appartamenti . 

Aft. . Non può riufcire che 
di mio contento lo flelfo ve- 
dervi * Signora Cognata , e_, 
quando non vi ila ai fcomodo 
potete fermarvi qui . 

Prif' Mi trattengo per ub- 
bidirvi - 

AJì. Come diceva , Nerone 
con una nobile inquietudine 
fempre attento alla grandezza 
non meno , che alla tranquil- 
lità de* fuoi Regni , previene 
per fino l'ombre, che ponno 
inquietarla . Argomentate poi 
quanto farà il fuo zelo , quan- 
do veda in follevazione le Pro- 
vincie , in feditone li Popo- 
li . Saravvi già nota l'ingrata 
ribellione , fufcitata da' Mar- 
comanni contro di Celare^ • 
Quello mi comanda fpedire 
con la celerità poflìbile Efer- 
cito valevole nella Germania 
B 4 affine 



affine di reprimere il fedizio- 
fo orgoglio di que' folletti . 
A Voi , Valeriano , che fletè 
il mio Generale dell' Armi , 
s'appartiene quefia gloriofa_, 
imprefa . Il voftro valore di- 
moftrato nel]* ultime Guerre 
contro de' Galli Sennoni , fa 
credere , che la Vittoria non 
iàppia fcoftarfi dalla voftra_ 
preienza in tutti li Conflitti i 

Val. Se h. ftitnà i che Voi 
Aftafio avete di me , andafle di 
conferva con la Fortuna , per 
ben fervirvi , vorrei bramar- 
mi più di quel valore , che mi 
fupponete . Ma gì* eventi dell* 
Armi fono così dubbiofi , che 
tal volta la Virtù fi trova co- 
rretta a cedere il Campo alla 
contrarietà della forte . 

Aft. Non difcapita da fuoi 
preggj una Virtù sfortunata , 
quando fappia mantenerfi forte 
nelle averfità del Deftino . 

Val. Quanto di buono fi ri- 
trova in Me , tutto farà impie- 
gato 



33 

gate in ubbidire l'Imperadore 

e i Roma , ed il Prefetto di Mi- 
lano . Di tutti i vantaggi fi ri- 
porteranno da quefta Guerra , 
ne farò un fagrihzio a medemi 
come a Quelli , a quali li Dii 
fanno , ponno , e debbono con- 
cedere il tutto . 

Or. Ma fé fofle vero ciò 
hanno afferìto i Sacerdoti * non 
so y fé cosi facilmente fi po- 
tremmo afficurare della propi- 
ziazione de Numi . 

Afì. Cirino , v'è qualche 
cofa d'infavfto? 

Cir. Siroverfci fulGipode 
voftri Nemici , o Afìafio , Tira 
de Numi . Ma fé non ne diver- 
tiamo con le Vittime i fulmini , 
temo, che quefla Guerra pof- 
fa riufeire fatale a tutto l'Im- 
pero. 

Afl. Ho pure ordinato , che 
avvanti la fpedizione fi faceifè 
un /bienne Sagrifizio a mede- 
mi , per averli propizj ? 

Qr. I Saceraoti hanno efe- 
B £ giù- 



H 

gatto : il Sagrifizio è termi- 
nato . 

Afl. Egl'augurj, egFO¥à- 
coli ? 

Cir. Peffimi. 

Afl. Prifca fapete Voi qual- 
che cofa di quant'èoccorfo in 
quefto Sagri Ezio? 
^ Prif. Nulla . Valeriano , Q 
Cirino , che vi erano preferiti , 
potranno infcnnarvene . 

Afl. Che ne fapete dire f 
Valeriano ? 

VaL Andai al Tempio :affi- 
fletti al Sagrifizio 9 ma nell* 
efàminarelevifcere della Vit- 
tima , e fentirne gl'Oracoli, 
non mi trovai preferite , la- 
nciandone la cura a Cirino - 

Cir. Compiacetevi d'afcol- 
tarmi . Come flava dicendo , 
gl'Oracoli furono peffimi . Da 
due volte fuggi la Vittima dal 
Luogo Sagro . Scannata que- 
fta , fi roverfciò tutt' il Sangue 
-a mano finiftra dell'Altare, che 
raccolto ne' Vafi , con inufitati 
bolli 



35 

bolli ufci dal labbro - Intimo- 
riti i Sacerdoti , genufleflì a* 
Sagri Numi , con odorofi in- 
cenfi, mifti di lagrime, e di fo~ 
fpiri , procurano placare Tira 
celefte . Terminati i fervidi 
Voti, s'udì TOracoIo a proferi- 
re queftevoci ^ Aftafio non 
vincerà i fuoi Nemici , fé pri- 
ma non abbatte li noftri . Sono 
quelli Gervafo , e Protafo tZ 
Alzati i Sacerdoti , ne rendono 
mille grazie a* Numi, e tutto il 
Popolo grida nel Tempio : 
Mojano li due Fratelli Gerva- 
fo , e Protafo , capitali Nemici 
de* noftri Dii . Di tanto ebbi 
ordine di riferire a VoLSignor 
Conte , ed avvifarvi per parte 
de'Sacerdoti di prendere fubi- 
to quelle rifoluzioni , che fti- 
merete convenire alla riputa- 
zione de* Numi , di Cefare , e 
di Voi . 

Afl. Si rendano le grazici 
alle Deità Tutelari , che s'in- 
terefiàno al pubblico bene, e 
B 6 che 



*0 

che c'additano le maniere di 
confervarlo . Per non demeri- 
tare un tanto favore , fi efegui- 
rà quanto comandano . 

Pai. Egl' è dovere placare 
l'ira de Numi , per averli pro- 
pizi ne lta Guerra contro li no- 
firi Nemici . Nel rifòlvere pe- 
rò contro la Vita di Gervafo , e 
Protafo , non dubitar ei dire , 
di fofpendere per un poco un 
efecuzione ,. che può apporta- 
te molto ftrepito . 

Frif. Un tal fatto non può 
riufcire, chedieftremo cor- 
doglio a quefta Città. Sono 
que 9 Gemelli imparentati con 
la prima Nobiltà della mede- 
ma : dotati di eccellenti Virtù, 
e Giovani di grande afpettati- 
va. 

Cir. Signor Conte , Voi ben 
fàpete a quali fciagure fia fiata 
fottopofta quefta Città ? dac- 
ché fi è tollerato in qualche ca- 
fo il Criftianefimo. E' vero, 
che il zelo di Nerone , e Vp- 



9? 

fìro, non hanno mancato di fé* 
veramente punire , anche con 
gP ultimi fupplizj quefta-, 
Turba fuperftiziofa , che fot- 
to finta di Pietà ardifce de- 
troni zare non che i Numi 
degP Altari , quant* anche i 
Principi dal Soglio . Ma fé non 
fi dà Pultimo taglio alla radice , 
ripuliureràmai fempre quefto 
germe infetto, che appoco ap*- 
poco appellerà tutto il Mondo, 
Dovereite ancora riflettere , 
eh' egP è delitto capitale preflb 
Cefare il non caftigare fubito 
quefti Ribaldi , e che la Cle* 
menza, che Voi farete per ufa- 
re con Qjieftu potrebbe forma- 
re la Voftra- rovina . Io parlo 
per la Giuftizia de Numi ♦ per 
la Caufa di Nerone , e per il 
Voftro benefizio. 

j40. Voi non divifate male , 
Cirino . Le rifoluzioni però 
troppo precipitofe centro Per- 
fone nobili , talvolta più del ri^ 
ftiedio apportano {concerti . 
Cir. 



Gr. duelli fono rifpetti in- 
feriori a quelli , che Voi dove- 
te avere per le noftre tremende \ 
Deità , preflb il cui Tribunale 
non s'ammettono quefle fcufe* 

Val. Per ngn offendere li 
Pii , e gF ordini dell' Impera- 
dore 9 non fi potrebbe fra tanto 
procurare di pervaderli ad ab- 
bandonare la loro Setta, efa- 
grificare nelnoiiro Tempio ? 

Cir. Penfate , fé queft Ani- 
me indurate pollano elTere ri- 
mofTe dalla loro oflinaaione . 
Mojono piìi tofto ridendo tra il 
fuoco , e le manaje , che mu- 
tarfi di parere . Non ne fperate 
niente . 

Aft. Una certa inclinazione 
Sii dice , di non perdere cosi 
prefto quefti Giovani . Vedia- 
mo priina di ridurli co' prieghi 
al culto de noftri Idoli . Se ciò 
non giova , paflàre alle minac- 
ce : fé quefte non balleranno f 
condannarli alla mone . Che 
ne dite, Prìfca? 

Jrrìf. 



39 

Prif. E* prudentiffimo il ri- 
piego. 

Aft. Giacché l'approvate , 
rimetto a Voi queir* imprefa '. 
So, che li vedete volontieri , 
e cheEffi con ugual*genio vi 
fentono . 

Prif A me quefl' incomben* 
za ? Non farebbe più al propo- 
sto Valeriane , e Cirino, ò Fla- 
via voflra Moglie? 

Ctr. a parte, ( E* affai chiara 
iadihnvoltura.) 

Afl. Mi lufìngo , che Voi 
pm di tutti poffiate avere del 
predominio fovra l'umore di 
que'dueCavallieri. Pregateli, 
pervadeteli , difingannateli . 
Perchè mi è noto, che Valeria- 
fio vi ama, premio della voftr' 
opera faranno i fponfali con il 
medemo . 

j Pai, Ma feaPrifcanonrie- 
fee 1 imprefa , e che oftinando$ 
que Giovani.... 

Cir. a parte, (Valeriano ih 
ogm cafo non aura il fuo inten- 
te»*) j-. 



4 ° 

Aft. E* si awanzato il me- 
rito ♦ che avete preffb di Me , 
e preffo di Prifca , che , quand* 
anche nulla fi poteffe ottenere , 
non mancheranno altri titoli , 
per farvi degno di miaCognata. 

Prif. Signore , m'affatico di 
corrifpondere a queft'amore di 
Cognato per mezzo d'un offe* 
quiofo rifpetto . So chi è Va- 
leriano , e qual fia la Nobiltà 
del fuo fangue , ma per quanto 
Egli fia degno d'eflèrmi Spelò, 
non so rifolvermi a prometter- 
gli il mio cuore , e la mia fede ♦ 
Vi confeiTo con tutta fincerità , 
che per conto del mio Imeneo 
non mi fento ifpirati nell' ani- 
mo , che fentimenti di una vera 
Romana , cioè quelli della pro- 
pia libertà. 

Afi. Quefto difeorfo nella 
fua delicatezza ha framifchiato 
traVoftri foftenuti rifpettiuna 
grande accortezza . Voglio 
però credere che a fronte de 
yoilri vantaggi non farà per fa- 
re 



4* 

re gran Crepito quefto vanto 
di patria, libertà. 

Pai. Io mi confefTo imme- 
ritevole d'una ricompenfa cot- 
tanto infigne ; ma quando que- 
ita non venghi approvata . . . 

Afl. Coverebbe baftare l'ap-* 
Iprovazionè , anzi il volere di 
un Pre-etto » 

Prif. Sì quando queffo Pre- 
cetto folle meglio informato 
dell' animo di Prifca . 

Afl. Non so fé in altri piìi 
che in Aftafio ritroverete con- 
nivenze più indulgenti aliavo* 
ftr' aria Romana . Ella è for- 
prefa : lafciamola a piìi maturi 
configlj, Partono. 

Prif II configlio pili faggio 
fi prenderà dà miei doveri - 

SCENA QUARTA, 

Prìfca fola ♦ 



p 



Rifca ha da perfuadere_ f 
ha da pregare Gervafo y 
e Pro- 



4* 
e Protafo ad abbandonare la lo- ! 

ro Setta , e ferii Idolatri . II 
Prefetto lo comanda : il mio 
amore lo vuole. Sarebbemi 
troppo fenfibile la perdita di 
quefti Giovani , cui mi lega un 
certo genio , ancora non ben* 
intefo. Ma fé li (limo, ma fé 
li amo : fé mi fento inclinata 
ad udirli a difcorrere de loro 
dogmi , come potrò difiTua- 
derli da medemi ? Se mi riefee 
attirarli air Idolatria , dovrò 
poi Io fpofare Valeriano ? Nò, 
che vi ripugna il Cuore. Tal- 
ché per fciogliermi da quefti 
odiati fponfali , dovrò confer- 
marli nella loro credenza * Ma 
confermati nella loro creden- 
za , dovranno perire . Sì pe- 
rifcano» emojano coftantiper 
la loro Fede . Ma qual interef- 
fe debbo aver losche fono Ido- 
latra , per la loro Religione , 
che brami vederli eftinti , per 
foftenerla ? Qui vi è qualche 
eofà dippm dell* averfione a le- 
ga- 



45 

gami maritali con Valeriano • 
Qjjale farà quefto motivo p& 
forte ? farà il rr io amore verfb 
li due Germani ? Se li bramo 
morti, non può efFer' amore . 
Adunque fi falvino ♦ Nò , per- 
chè falvati Qjuefli , Io fono per- 
duta . Rifolvo , e poi mi pen- 
to : indi detefto il mio penti- 
mento . Se Voi , o Fratelli » 
arrivale a ben' eonofcere la 
mia fventura , fono certa , che 
iàrefle per accogliere con tut- 
|ta la compaffione quelle Sup- 
pliche , che finalmente rifolvo 
di farvi. O' il mio amore avrà 
forza di vincervi : ò la voftra 
coftanza trionferà delle mie 
perdite . 

| SCENA QUINTA, 

o , Flavia . 



FìL T *Ho detto altre volte : 
JL/ velo replico ancora. 
Voglio » che Gervafo, ePro- 
tafo 



44 J 

tafo moderino quelle mire, eh e 
non fono competenti al loro 
fiato. 

Fla. Vi pare tndecenza>che 
due Cavallieri di quel Rango 
abbino alzati gl*occhj a qualche 
onorevole Partito ? 

FU. Io non parlo > o Flavia , 
del merito di Prifca . Dico be- 
ne , che fi trova grande difpa- 
rità tra quella Dama , e li due 
Fratelli , onde per non dare 
materia a quefta Città di dif- 
corfi poco addattati ali* inno- 
cenza di que' CongreiTi * vor- 
rei pregafte laSorella a più non 
vederli . 

Fìa. Voi fiete un'Uomo af- 
fai accorto , ? e non mi difpiace 
il voftro rifleflb . Andate , che 
farete fod disfatto , e non potè* 
vo compiacervi più prefto , 
che in quefta congiuntura, che 
da qui pafla mia Sorella . 

FiL Vi ringrazio , e m'in- 
chino . 

SCE- 



4* 
SCENA SESTA. 

Prifca y Flavia . 

Prif a X TAdo per ritrovare 
parte, V Gervafo, e Prota- 
fo , ed inciampo nella Sorella . 

Fla. Venite in buon punto , 
o Prifca , per ricevere da Me_, 
quelle congratulazioni , che— 
fono dovute a'voihri meritati 
contenti - 

Prif Non io di quali conten- 
ti vi parliate < 

Fla. Parlo deVoftri Sponfa- 
fi con Valeriano ; e Qjuefto ftef- 
fo , fono pochi momenti , che 
me gli ha partecipati . 

Prif Può averlo detto , e 
vollro Marito può averli prò- 
pofti, 

Fla. E Prifca puol'avere_ 
acconfentito . 

Prif. Io fono l'Arbitra di Me 
medefima , né Voi potete van- 
garvi d'efTere l'Indovina del 
mio interno * 



4* 

Fla. Siete pur fcarfà, o Fri- 
fca , con voftra Sorella de' vo- 
Jftri fegreti, e pure Io ho un fe- 
greto , che me li difcuopre^ 
tutti . Penfate eh* Io non fàppia 
le voftre conferenze con Ger- 
vafo, e Protafo ! Sono Nobili, 
efonoPerfone di tutt' onore ; 
ma non fanno per Voi . Ricor- 
datevi , che fletè Spofa . Qjue- 
fto , ed altri giufti motivi mi 
obbligano a comandarvi di più 
non vederli . 

Prif a parte . (Ella non fa gì* 
ordini , che tengo . ) Sovven- 
gavi , Signora , che non mi fle- 
tè Madre , ma Sorella . 

Fla. Sorella maggiore di 
Voi , e Moglie di un Prefetto . 

Prif. Corn egli è cosi , fon 
voftra Serva. 

Fla. Addio . 

Prif «Addio» 



ÀT- 



ATTO 1 L 

SCENA PRIMA . 
Prifca } Gervafo , Protafo . 

Ytf ^ O vi rivedo , forfè pef 
parlarvi l'ultima voi- 



i 



ta , o Signori 
Ger. Comeiarebbeadire . 
Prot. Inoftri demeriti fono 
)rfe in caufa di queff abband- 
ono. 

Prif. Niente di quefto . Da 
•dere t: Sedete ZI Io debbo 
xifeffarvi , o generofl Cali- 
eri , che ho un certo inclinan- 
> verfo le yoftre Perfone , che 
:>n fo ben dirvi 9 fé fia amore , 
fUma . Per impedire una_, 
imma , che potrebbe^ con., 
oco decoro accendere dentro 
mio feno , vado figurandomi 
Voi delle imperfezioni, che 
refendilo a* miei occhj Ger- 
ifo , e Protafo più degni del 
iio odio P che de* miei affetti , 
Ma 



4 8 

Ma per quanto fin 9 ora abbia-, 
ftudiato la politica del mio 
amore di ritrovare in Voi 
qualche oggetto di ayerfione 1 
fempre fono fiata delufa, e con 
piacere delle mie anfietà ho ri 1 
irovatQ con che piùaffezzio- 
mprii . Finalmente ho rinve^ 
liuto in Voi altri delle qualità I 
che m'hanno fatto cangiare il 
tnio 5 o ila amore o fìa ftima, in 
una tenera compaffione. Confi! 
ftono quelle nell' avervi fino] 
da principio de 9 noftn dif cori 
riconofciuto Criftiàni, infamia] 
piìi del credibile indegna dy 
Perfone làgge . Io non laverei* 
creduto ( tal* era il concetto I 
che avevo di Voi ) le Voi ftetfl 
non me l'averte confeflato , fb-; 
ftenendo anche con calore di 
Dottrine il yoftro vitupero . 
Perdonatemi , fé tanto m'inol- 
tro . Così ho dovuto parlare a 
chi più della morte pefa f infa- 
mia . Che fia ifcanfabile que- 
fta taccia , mi rapporto ad una 



4? 

pratica verità . Qual luftro po- 
tete Voi afpettare alla voftra_ 
illuftre Profapia : qual premio 
da una credenza , che tutta fi 
fonda , e fi perde ne' fogni , e 
nelle mper/Kzioni? ( a ) Non 
fi difcorra della mercede nella 
da Voi foftenutaVita futura , 
poiché fono cofe da ridere il 
fentiryiafpacciarePalme lau- 
reate, Scettri ingemmati. Co- 
rone di ftelle , e mille aìtre^ 
chimere. Parliamo di que gui- 
derdoni, che può darvi la Vita 
prefente . Dapertutto l'Impe- 
ro Romano fi fparge il vofiro 
Sangue. Come Gente appella- 
ta tutti vi fuggono , tutti vi 
pericguitano , tutti vi odiano . 
Perae la ilima , e la fortuna chi 
fiegue le vo/ìre Dottrine , e 
pafsaper infame chi contrat- 
ta con Voi altri . Vi pajono 
quefti preggj da fattene glo- 
ria? Voi non potete ifcanfare 
note si efecrande, fé non rinun- 

C ziato 

C a } Pari» or Infedele . 



ziate ad una Comunanza sì ab- 
bominevole;Cangtarete la for- 
te prefente, le virifolvete a_, 
mutar Religione . Da tutti ao 
carrezzati-diverrete quali do- 
vete efTere per nafcita,per me- 
rito,e per carattere li piti ono- 
rati , li più beneficati . Orsi» 
Magnanimi che fiete , non mi 
fate piìi a lungo fofpirare uà- 
favore, che Io non chiedo per 
me , ma lo pnego per Voi . 
Vaddimando quefta grazia ia 
grazia di Voi meaemi . Potrei 
addurvi un'altro ri-flefTo , che 
fo non farebbe per difpiacervi. 
Lo rimetto al voftro alto in- 
tendimento . 

Ger. Per rifpondervi corta- 
mente , o Madama , mi feryirò 
delle voftre fteiTe parole . Vi 
prometto , che mi farò buon* 
ufo del mio intendimento , e 
{apro riflettere bene a ciò , che 
mi torna più a conto . 

Prif. Se egl' è così , come 
due , Io faccio oggi due acqui- 
ci 



5 1 

ftiinGervafo. Lo riguadagno 

a miei affètti , e lo aferivo alla 
mia Religione DaunaPerfo- 
na foggia , e nobile * come Voi, 
nonfipoceaafpettare, che una 
nfpofta sì bene concertata. 
E Voi , Protafo . non farete de 
medemi fentimenti del Fra- 
tello ? 

Prof, Non è pò (libile, che 
Io pollò feoftarmi da* pareri ai 
Gervafo . Ancor* Io mi preva- 
lere di que* lumi , che mi fanno 
conofeere il meglio • 

Prif. Indubbitatamente il me- 
glio farà , l'ubbidire air Impe- 
raiore , e con ciò renderli ac- 
cetti al Prefetto, ed Amici di 
Prifca . 

Ger. Saremmo grati a Cela- 
re , riverenti al Conce , e buo- 
ni fervi di Pr i ca. 

Prof. Perchè Nerone ci fark 
Beati , Aiìafio Vittorio/I , e 
Prifca Contenti . 

Prif. Amici miei : permet- 
tetemi, che Io mi ferva di que^ 
Qt ff 



5* 
fF infolita frafe , per efprcffio- 
ne di un fovrafalto di giubilo, 
cLe , occuppandomi tutta TA* 
nima, piìi non ha che godere 
doppo una confolazione cosi 
inafpettata, Se potette arriva- 
re ad intendere il mio interno , 
vedrette in fetta f allegrezza 
medelima . Leggetela fovra 
del mio volto , e tramandatene 
una pan e anche fui voftro .per 
farmi credere con qualche fen- 
dibile evidenza ciò , che avete 
ftabilito dentro de voftri Cuo- 
ri* 

Ger. Gioite pili torto de no~ 
ftri , che de vottri contenti . 

Prif Sono voftri perchè 
miei , e miei perchè vortri < fi 
levano da federe . Impaziente 
la mia gioja , vado or* ora a far- 
ne parte di quella ad Aitefio , 

Prot. Che cofa direte al 
Conte ? 

Prif. CheGervafo, e Pro- 
tafò , conofciuta finalmente 
per vervogppfa , e faifa la loro 
Setta ,.♦ Fm, 



SI 

Prof. Acidaggio , Signora , 

che non fi fiamo ancora ben 9 in- 
refi . Gli direte piuttofto , che 
Noi due , conofciuta fino dair 
ufo della ragione , con la pre- 
venzione della Divina Grazia , 
la Verità Evangelica, e Tafìbr- 
dità del Paga riefim o « abbiamo 
fempre prolelTata la Fede del 
Nazareno. Con quefìa voglia- 
mo morire , e conferirla , bi- 
fognando , con bocca di fàn- 
gue . Che deteniamo gl'Ido- 
li , e gl'Idolatri , e che al pari 
di Fedeli a Crifto Redentore , 
faremmo implacabili Nemici 
decervi di Satanaflò. Qjiefto 
gli direte , e non più , 

Prìf. Che difcorfi fono que- 
fti ? Ma ... ma non so , che mi 
dire . Nca mi dicefte podi' 
#nzi... 

Gfr. Vi dicemmo , che fi 
fàreffimo fatti buon* ufo di 
quel!' intendimento , e di que* 
Lumi , che il vero Dio ci ha 
comunicato , e co' quali ave- 
fi 3 ref- 



?4 

reihmo prefcelto il noftro me- 
glio . Qpefto non è altro , che 
il vivere, ed il morire per la 
noftrà Cattolica Pro 1 effione . 

trf. Ingannati che fiete ! 
Traditori di Voi medefoni . 
Compatì .ono la voftr* infelici* 
ti e piange la mia (Ventura. 
Crudeli ; \ oìet e che v i (tem- 
pri m iagrim e 1 1 ir ; < afl ai ino , e 
che affacciata P Anima a miei 
ccchj , faccia vederea ycftri il 
dolore , che l'opprime? Non 
mi dicei-e altre velie eh e ave- 
vate tanta ftirr a per Me * che 
cravare prcntia ccnteitarmela 
Coli* ultime prove della vcftra 
ingenovità ? Benché ceffate 
d'effere Quelli vi CiichiaraMe % 
Io fono pure ancora Quella che 
fui? Vi fono forfè da poco tem- 
po in qua divenuta cesi imper- 
fetta, che pi?) non meriti, non 
dirò già il voftr'aggradimento, 
la voitra compaffione ? Se vi 
ho oltraggiato, ditemelo ♦ che 
con il pentimento riformando 

Me 



Mefteflà, ritornerò a divenire 
qual lui . Ma fé non vi ho o^è- 
fo : fé anzi vi ho fempre tene- 
ramente amato : fèdi preferite 
procuroi voffri vantaggi , con 
lo fcapito de miei propj , che 
Voi altri per ora non arrivate a 
capire : perchè mi affliggete : 
perchè m'ingannate ? -e con vi 
muove il mio affetto,vi ammol- 
lilcano almeno le mie lagrime . 

G er. Piango le volti e lagri- 
me, o Madama , e le piango i 
perchè inutilmente fbarfe . 

Prifi Barbaro , Io piango 
inutilmente ? Ah Gevafo ! 

Prof. Non v'affiggete, eh* 
Io fpero non farà in ruuuofo il 
Voftro pianto . 

Prìf. Protafo, Voi mi fate 
rivivere* fermiate fperare. 

Pro*. Spero ridonarvi a mi- 
glior Vita* fé più non piange- 
rete la noftra . 

Prif. Verrete dunque invi- 
diarmi fino l'infelice piacere, di 
dirvi qualche volta , che pur* 
C 4 aa- 



anche fofpiro per le mìe difgra- 
2ie? Perchè volermi negare una 
fbddisiazione cottanto ixino- 
cente ? Quando vogliate afciu- 
gare il mio pianto con nuove 
ferite, già m'accorgo d'aver fia 
ora fatto un traffico di fvifcera- 
tezze co* Cuori inumani . Per 
non accrescere a confronto di 
tanta bontà la voftra ingratitu- 
dine , partitevi dalla mia pre- 
fenza» e nel partire concedete 
queftofeel vanto alla voftra fco- 
nofcenza , di condurre in trioni 
fo le mie pene . Partite . 

Ger. L Ubbidiamo . Whm 

Prof. % gliono partire . 

Prif. Fermatevi , amabili 
Nemici . Voi folamente vi mo- 
i l rate ubbidienti , quando vi 
cade a propofito di eflèrlo * per 
tormentarmi . 

Ger* Dopo il voftro coman- 
do fi farebbe rea la noftra ubbi- 
dienza « 

Prof. Acquietatevi , Prifca , 
e lafciateci partire . 

Prif. 



57 

Prif. Ma fé non poflò fco- 
ftarmi da Voi due , fenza la di- 
visone della mia Anima ! 

Ger. E' inutile il trattenerci, 
quando non la vogliate falva . 

Prif. A voftro difpetto la fal- 
verò , 

Ger. Caro difpetto ! 

Prof. Se intendere ciò , che 
Ella dice . 

Prif. Se farete ciò , che vi 
diffi. 

SGENA SECONDA, 

Aftajto , Cirino , Guardie ♦ 

Aft. /^Uando non fi con- 
\Jr chiuda quefto Ma- 
trimonio di mia Cognata con 
Valeriano , non v'incommodate 
a portare tant* alto le voftre 
mire. 

Or. Quando mai mi foflè 

caduto in penfiero d'alzare le 

mie pretensioni alle Nozze con 

voftra Cognata , Voi ben {ape- 

G 6 te» 



fé 

te, che non iàrebbe nètropp* 
ardita , né troppo mal fondata 
la mia brama . 

Aft. Mi è noto , che , eflend* 
Io ftato , dopo Anolino , de- 
teinato da Nerone a queff a Pre- 
fettura, partito da Roma con 
Flavia, colà vi lafciai Pnfca 
con Aleffandro fuo Zio , quale , 
profetando la Religione Cri- 
diana , Ri fatto decapitare aalf 
Imperadore , che , foijpettarao 
fofle la Nipote cella medesima 
5etta, la tèce ricercare* ma 
inutilmente , perchè Voi litro* 
vaile il modo di porla a fi curo , 
e di qui fegre amente condur- 
la preflò ai fua Sorella , mia 
Moglie. Benché Ella non foflè 
realmente Criftiana , facelìe 
però bene a ritirarla , mentre 
in que' bollori di colera i foli 
fofpetti paflàvano per formati 
ProceiTi . Potrebbe fière, che 
quel io vofìro Serviggio preft a- 
togli avefle inalzato le voftie 
preteafìom : tanto pih, perchèi 
avena* 



S9 

avene? Io , Voi preferite , pro- 
pofto Prifca a Valeriano , Ella 
non dimoftrò quel! aggradi- 
mento , eh' Io fupponeva. In 
ogni evento mia Cognata non 
fa per Voi a cui doverebbe ba- 
(tare la mia ftima , ed il mio 
amore . 

Or. Per quanto s'afpetta a 
miei ferviggi* mi pago da ir e 
ftelfo con il fclo capitale de 
miei doveri, ed è ultrenea ri* 
compenla la voflra amoievo- 
lezza. Per quello che riguar- 
da i Sponfali y Io non faccio 
profitto delle mie fperanze s'i 
l'averfion di Prifca verfo del 
vcftro Generale . Lafciate. che 
ouefto prode Guerriero ritorni 
cai Campo caricodi palrre, e 
di onori , che , mutata di pare- 
re * la vedrete allora f ofpirare 
per genio ciò , che adaeflc ri- 
fiuta per alteriggia . 

Afl, Anche nello flato pre- 
mènte Valeriano può eiìèr de- 
&uq di Priica . 

C 5 Cir. 



6o 

Cir. Ma fé non gli riefcedi 
frastornare li due Fratelli .... 

Afl. In tutti i modi non vi 
fperate . Ecco Flavia ♦ 

SCENA TERZA- 

Flavia , e Detti . 

Fla. % Stafio , fi potrebbe 
jTJL fapere, qual'inte- 
reiTe polla avere Prifca di trat- 
tenerli tanto con Gervafo , e 
Protafo ? 

Afl. Per mio comando ha 
dovuto parlare alli due Fra- 
telli . 

Fla. Qpefta famigliarità co- 
mincia a dare fu gF occhj di 
qualche Zelante di quefta Cit- 
ta* 

AJ?. Qjiefti Z elana non fi 
formali sarebbero , quando 
poteiTero aver' penetrato l'in- 
tenzioni de miei ordini . 

Fla. Già Cirino mi riferì il 
fttttp . Bel progetto in vero 
i'una 



€t 

d'una Pieta,fuor di modo inge- 
gnerà , mettere a confronto 
l'avvenenza di una Femina eoa 
la bizzariadi due Giovani ! 

Afi. Io non poffo fofpetta- 
re... 

Fla. Iononvidicodifofpet- 
tare. Vorrei bene, che riflet- 
tette , che , avendo Voi prò- 
meila mia forella a Valeriano , 
richiede 1 oneftà d'una fpofa .... 

Afì. Tacete , ch'Ella s'acca- 
tta, 

SCENA QUARTA. 

Prifca , e Detti . 

Trif.jT> Onforme mi ordina- 
\u fte , o Signore , mi 
fono abboccata con Gervafo . e 
Frotafo ; e fé non poflb dire 
d'averla vinta in tutto * non ho 
il roifore d' avere affatto per- 
duto. 
Gr. a parte . ( Pretefti , per 

aver' occasione di riparlargli . ) 

tri» 



Ila. Signora Prifca , Io non 
Vi fono Madre , né Voi mi fiete 
Serva. Siamo due Sorelle che 
in queflo emergente dì Reli- 
gione debbiamo andare d'ac- 
cordo piij , che in qualunque 
alno arare. Io fono Vtogliedi 
un Manto* che a tutto colto de- 
ve ubbidire agi' Editti di un 
Imperadcre Voi f ete Sorella 
di Flavia « cui va a carico la vo- 
ftra ftima . Siete Spela di un 
Generale Tanto vi bafii . 

Prij . le venero a] pari d'ogn* 
a-troi Proclami ai Cefare. La 
mia ftima , ben' appoggiata , 
non ha bisogno fteìV altrui foc- 
corfo . Per conto i Valeriano , 
debbo prima affigliarmi ccn 
la miaìibeitk. 

Aft. Orando mettiate in fer- 
ie li Sponsali con i! mio Gene- 
rale . fono fcperf ui i vofiri 
Uffizi preflTo Gervafb e Prota- 
fo : che però farà bene che pi \ 
non li ve' Hate . Voglio ^a ipon- 
tanea , e non forzata dalle vo* 

ftre 



Jftre perfuafive la loro ultima 
deliberazione , per la quale 
concedo ancora qualche poco 
di tempo . 

Cir. Per prevenire le fedi- 
zioni del Popolo , Io farei di 
iatto . 

Fla. Bafta. che Prifca pili 
non gli parli , che fono ficuia 
divederli quanto prima fovra 
un Patibolo . 

Prif. Io non so capire , o 
Affati o , quefto cangiamento 
di pareri * 

Or, Accommodatevi , Ma- 
dama aquefti dettami , fug- 
genti da una faggia accortez- 
za. 

PnC Come c'entrate Voi, 
Signor' Conigliere ? 

Cr. Fui voftro Liberatore 
in Roma ora non pollo ener- 
vi Configliele in Milano ; Sic* 
cerne lo fono ai voftro Cogna- 
to ? 

Prif. Se il Cielo per voftro 

mezzo m ha libera» ^ uà 

gran- . 



<?4 

grande pericolo , so rifpar- 
miarvi la fatica di ridirmelo . 

Cìr. Voi reftate ancora in de- 
trito verfo di Me . 

Prif. Di che ? 

Cìr. La parola , che mida- 
fte dopo la Morte d'Aleffan- 
dro voftroZio . 

Prif. Me ne ricordo d'eflèrvi 
grata , non già d'efTervi Spofa . 
Siete ftato abbaftanza rimune- 
rato da Aftafio , 

Cìr. Non pretefì tanto ; ma 
fé mai Valeriano ... 

Afl. Eccolo appunto • 

SCENA QUINTA. 

Valeriano, e Detti. 

Val. C Ono pronte , o Signo- 
ri re , come ordinafte , 
le Milizie dell' Infubria , che , 
unite con quelle della Liguria , 
e dell' Emilia , formeranno un* 
E'ercitodi piìi di cento mille 
Combattenti , tutpi ben prove- 
cuti + 



6f 
duri, e valevoli a reprimere 
l'orgoglio de' Marcomanni . 

Aft. Giontache farà la Sol- 
datefca Romana, che non de- 
verebbe tardar molto , adat- 
terò il camino ., e la marchia . 
Lafciarete {ufficiente Prefioio 
nelle Piazze di quefto Stato , 
principalmente in que/to Ca- 
mello , acciò nel tempo , che 
portiamo la Guerra ad efiere 
Nazioni, non abbiano le propìe 
a fturbare la noftra quiete . 

Val. Tutto farà efeguito ♦ 
Perchè l'anima del coraggio è 
la mercede , non tralafuo ci 
ricordarvi ... 

Afi. V'ho intefo . Prifca è 
qui prefente , e calla meaema 
potrete intendere quale fortita 
poflàno avere le mie promeffe. 
Parte con Flavia . 

Cir. Quanto fiete invidiabi- 
le , Valeriano . 

Fai, Dite più tcflo , che fa 
voftra invidia mi renderà glo- 
riato • 

Or. 



Or. Afpettate ancora un po- 
eto a cantare le v oltre Vittorie . 

Pai. Si pubblicheranno da 
altre bocche , fuor che dalla 
voftra . 

Cir. Certamente Io non le 
pò rò palefare , perchè faranno 
ecs' grandiofe , che mi iaranno 
ammutolire. 

Pai. Bafta.Cirino. Vedrem- 
mo chi faprà fare miglior 
giuoco . 

Cr Tengo Carte franche in 
mano. Pane. 

SCENA SESTA. 

Paleriano , e Prifca • 

Pai. •^Ompatire, Madama, 
V +j fé, per rispondere 
«quel ^zzzo mi r ono abufato 
deila voftra fo#eienza. 

If^l. L'avete troppo onora- 
to degnandolo di vofi ra rifpo- 
fta. Lafciamolo, che fi pafea 
ti vento di fue Chimere • e ve- 
niamo 



*7 

niamoal noftro punto. Gran 
che o Valeriano s che non fi 
i pofla fervire una Dama , fenza 
pretendere Cubito d'impriggio- 
i nargli la libertà : che un favo* 
| re . che fi chiede , porti per in- 
difpenfabile l'offerta della Ma- 
no e del Cuore . Sarei , Signor 
Generale ., per chiedervi una 
grazia quando non averte queft* 
infelice proprietà dégf altri 
Cavalieri , e che non avefte li 
defiuerj * e le fperanze troppo 
empite dalle prcmeìlèdel Con- 
te 

Pah Un gran Cuore è in- 
giufto quando non opera , che 
per fé foto . Msfio ha fiippo- 
fìo ( fia detto fenza vanità ; ha 
ìiippofto, di non poter' abba- 
fianza riconofcere i miei fer- 
viggj, checonunaricompen- 
fa , che è la parte più cara di fé 
ftefTo. Quetfaricompenfapaf- 
fa dalle m ie mani alle voftre , e 
fta in voftro pieno arbitrio il 
farla , ò il noa farla approvare 

dal 



€9 

dà! voftro Cuore . 

Prif Degna rifpoffa d'uà 
Magnanimo Eroe ; e piò degna 
apparirà h vo/tra azione , fé 
farete fervine le voftre paloni 
per iftromento della' voftra 
gloria . Eccovi in poche paro- 
le una gran fupplica , Per mez- 
zo voftro debbonfi fai vare Ger- 
vafo , e Protafo . Corre a vofrro 
conto la loro Vita , dacché 
V* impegnafte a dire , che un 
gran Cuore è ingìuffo , quan- 
do non opera che per fé foto . 

FaL Qua!' interedè vi ob- 
bliga ad impegnarmi a favore 
<ìe npftri Nemici ? 

Prif Perchè Gervafo, e Pro- 
tafo hanno avuto la forte di pia- 
cermi * non debbono più eilère 
coufiderati come Nemici. 

Fai. La voftra Virt&.o Ma- 
dama, combatte direttamente 
la mia . Quefta dichiarazione 
mi fa conofcere , che non è fat- 
to per Voi il mio Cuore 

Prif, O fu , o non fii fatto 
per 



per Me il voflro Cuore , quan- 
do vogliate fenz'interefle fer- 
irmi , non fono quiftioni da 
metterti in campo per ora . 

£ al. Gì k ho capito, che, pef 
fen-irvi , biibgnerà, eh' Io fìa 
tranquillo fpettatore delle vó- 
Jtre ielicita , e delle mie fven- 
ture. Lo farò affine di fer- 
vi conoscere , che non poflò 
ilofFerire , che fi diano norme di 
genero/ita al mio operare . 
! Prìf. Ed Io farovvi vedere, 
che non è la mia Virtù inferio- 
re alla voftra. 

PaL Tra quefte gare la più 
Della Vittoria è il perdere . 

Prif. Perdita, che non farà 
ìè lenza gloria, nèfenzamer- 
:ede. 

fai' QjJando non vi fofle al- 
tra mercede , quella fola di do- 
lervi ubbidire , ed incontrare il 
bftro gemo, è ballante a farmi 
Intraprendere anche gl'imped- 
ibili . Supplicarò AMio : rap- 
>refentarò : diffeaderò , e fenz» 

Uttt 



70 

una minima confiderazione a 
miei fvantaggi , procurerò a 
tutto potere le voftre fodistà- 
aioni . 

Prif. Per moftrarvi genero- 
fo , quale vi dichiarate , anche 
a difpetto delle volére ritrosie , 
dovete fai vare la Vita a Chi col 
vivere può abbattere tutte le: 
voftre fperanse. Quindi noni 
pollò credere.che in uà' Ani aia 
nobile , come la vofìra debba 
cadere unfentimento cosi vile * 
di procurare la Morte deìli due 
Fratelli , per poter ferix' ofta| 
colo afoirare alle mieNozae. 
Qpefto farebbe un fermi mer- 
cede di efecrando aflàflmio e 
rendermi fpofa prima della ; 
Morte, che dell' Amore . Se 
ha da fufiftere il concetto , che 
ho della voftra Perfòna , fiere 
tenuto ad operare da Magnani- 
mo. 

Fai. Se Voi fofte cosi Ma- 
gnanima , nella guifa che vo- 
lete che Io ii wa, avere! ptìi 
pia- 



7* 

piacere neir ubbidirvi . Tutta* 
ria non debbo fmentire me itlef- 
r o . Il Voftro aggradimento 
àrk il premio più fofpiratode 
lìiei Ulfizj Servirò fenza fpe- 
•are , e benedirò quel dettino % 
:he mi renderà sfortunato , 
iopo ai avervi compiaciuto . 

Prif. Pen/ieri così plaufibili 
ìon ponno eflère propj . che di 
m Valeriano . In guiderdone 
anticipato {offrirò ... S j , fof- 
irirò , che mi amiate fènza 
pretendere . Compatite la mia 
/irtu , refa fevera da una iàtale 
jieceiUtà . 

\ Pai. Neceflìtà , che Voi 
leda avete impofto a vofiri vo- 
leri , 

Frìf. SePrifcaviècara,noo 
mettetevi a fottigliare troppo 
quefta fatalità, di cui Iofteìlà 
aon faprei darvene la ragione * 
IFate quefto sforzo illuftre . fé 
volete impegnarmi ad elfervi 
fempre grata. 

Pai. Donque Io ftelTo dou- 
rò„.* pryl. 



7% 

Prif. Si , farvi foftegno « e 
difFenfore di due Rivali . Un 
azione cosi eroica non può 
chiederti , che al Colto Valena- 
no. 

Val. Qpal premio da queiT 
azione ... 

Prif. Non repplicate.fe non 
volete contradirvì . Ricorda- 
tevi , che non oprafìfenza mer-^ 
cede operandoli per Me. Ama- 
temi , e fervitemi . 

Val. Ma fenza fperanza . 

Fnj] Ma fenza diiperazione. 



AT- 



ATTO la. 

SCENA PRIMA- 

Prifca , Filippo . 
\ 
Prif ig^Mlippo, fi potrebbe 
fi-ipere da dove na- 
fce il voftro odio 
cottaiiro ingiufto 
comtodiMe ? Voi mi fuggite 
a tutto potere , e non contento 
di quefta voftra averfìone « l'a- 
vete con impofitore tramandata 
nell'animo di mia Sorella . 

Fil. Non infultate, Signora, 
con improvido fdegno la mia 
Innocenza . 

Prif Bèli* Innocenza , pre- 
gar Flavia , che Io più non ri- 
veda Gervafo , t Protafo . 

FI. Qjie* congreifi tra 09 

| Idolatra , e due Criftiani : tra 

due Giovani, ed una Femina ... 

Prif. Non andate più avvan- 

ti , fé non volete offendere 1 in- 

D cor- 



74 
corrotta oneftk d'ambe le Par- 
ri . Voi non fiete ancora arriva- 
to a capire tutto il fine di que* 
Congreffi . Come Cavallieri 
d'onore, ftavano prefenti a Prif- 
ca: come Criftiani , parlavano 
ad un .Anima* che non era sì 
male difpofta . . . Bafta . 

Fil. Se il voftro difcorfò è 
lontano dagF artifizj , la voftra 
Virtù mi perfuade , che ficte 
capace di confo! are gl'ultimi 
giorni di quefta mia cadente 
età , col rivedere i miei Pupil- 
li . Informato (blamente addef- 
fo della rettitudine delle voftre 
intenzioni, vi priego per quan- 
to pofTo , a proseguire con i 
medemi que 7 ragionamenti 5 
che non mi fanno difperare la 
voftra falvezzà. 

Prip Non fiamo più a tem- 
po . Flavia a voftre preghiere 
ha ottenuto da Aftafio , che più. 
non gli parli . 

WU. Ritornerò da Flavia, e 

gli rapprefeaterò ... 

Prif 



75 
Prif. S'accodano i vofiri di- 

fcepoli . Ho comando di non 

vederli . Parte . 

Fìl. Sentite : gli rapprefen- 

terò , che mal informato da* 

miei foli fofpetti... Dove ile- 

te ? Oh Dio ! 

SCENA SECONDA. 

Fililo , Gervafo, Protafo . 

FU. T\l grazia, o Figi], ve- 
mJ detedi richiamarla. 
Ella è poco lontana . 

Ger. Chi ? 

FU. Prifca. 

Prof. Era con Voi ? 

Fil. Era con me, ed in qua- 
tto punto, vedendovi a compa- 
rire , è partita . 

Ger. Grazie al voftro fof- 
petto. 

Prof. Che temendo de noilti 
colloqui , avete fatto , che piii 
non vedremmo Prifcaxhe non 
difperavamo d' acquietarla a 
Dio, D % Ftk 



7(5 

FU. Ah fvcnturato acciden- 
Ger. E perchè fofpirate . ac- 
crefcendo cosi , in luogo di 
confolare i noftri affanni ? 

Fil. Vorrei nafcondere il 
mio , per non raddoppiare il 
voftro tormento; ma per non 
foccrombere fotto i flagèlli del* 
la {inderei!, fono coftretto a dir- 
vi , che , fé queir Anima nonii 
falveràjì perderà a conto mio . 
Mi difle , di non ritrovar/! male 
difpofta, e qui troncò il fuo di- 
re . 

Prof. Se quefto movimento 
viene da Dio coniolatevi , Fi- 
lippo , eh' Egli iteflò può dare 
principio, e fine alla fua opera • 
FU. Ma quel non potervi più 
vedere aggiaccia le mie fpe- 
ranze. e Pnfca da Voi lontana 
farà lo fteflb che il temere dito 
perata la fua falvezza . 

Ger. Non è cosi abbreviata 
la Mano di Dio, che, in diffetto 
del wtko mezzo , non poiìà, 



77 
foflituirne un'altro più forte . 

Prot. Per ottenere il quale 
offeriremmo la Morte , e la 
Vita. 

FU. Quando giongerà quel 
fofpirato termine faranno ben' 
impiegati per Prifca i voftri 
Voti. 

Ger. Termine , che forfè 
oggi dovrà compire le noltro 
Vittorie . 

Ftl. Come adire? 

Ger. Doverebbevi pur effe- 
re noto ciò , che ha ordinato 

FU. La mia ritiratezza mi 
lafcia all' ofcuro di molte cele , 
: che accadono in quella Città . 
; Ger. Sappiate adunque 9 
che , avendo Aftafio ricevuto 
ordine da Nerone di muovere 
Guerra contro li Marcomanni , 
ha iatto celebrare , per ave- 
re propizi i falfi Dii ■ un 
folenne Ssgrifizio , terminato 
il quale , per bocca d'un Idolo 
4iffe il Demonio > che non fi ri- 
D j por- 



7 3 

porterebbe la Vittoria , fé non 
fagrificavano , ò non venivano 
fagrificati agi* Idoli li due Fra- 
telli Gervafo , e Protafo . Inte- 
fé -tutto ciò da Cirino il Prefet- 
to , quale , non iftimandobene 
per certi riguardi procedere 
fubito contro di Noi con la ca- 
pitale fentenza , ci ha fatto 
pregare a cangiar Religione . 
Ma vedendo la noftra fermez- 
za, ha detto con quelli di fua 
Corte , che , fé in poche ore 
non rifolviamo , ci condannare 
alla morte . Qjuefta farà ine- 
vitabile , poiché non è poffibi- 
Ic , che Noi poffiamo fcoftarfi 
da noftri Riti Sagro-fanti , per 
i quali fiamo pronti in quefto 
punto a fàgrificare il fangue, e 
la Vita. 

Prof. Perciò per correre pi h. 
liberi agi' ampleffi di quel Dio, 
che nella reale fua Cafà ci ha 
preparato, e gloria , e ricchez- 
ze , abbiamo diftribuite le 
noftre facoltà alli Poveri , e 
com- 



79 

comperatala liberta alli Schia* 

vi. 

FU. A quella terribile noti- 
zia fi con : cffa pofto alle ftrette 
il mio Cuore. Altro è il difcor- 
rere della morte : altro il ve- 
derla : altro l'incontrarla . Non 
fi ponno impedire i primi moti 
delia noftra abbattuta Umanità. 
Io non potea per Tavvanti ve- 
dere a fpargerfi fangue Criftia- 
no , lènza mettermi in preten- 
sone di correre la fteffa forte 
de' Martiri Mi faceano invidia 
gl'altrui fpafimi ; e mi dolea , 
che il mio Dio non mi faceffe 
degno di coronare il mìe C f o 
con un colpo di fpada . Ora un* 
improvifo orrore fa gelare il 
, mio antico coraggio , e Filip- 
po, già avvanzato negl'anni, 
fa vergogna a FilippoGiovane. 

Ger. Oh Dio , che odo ! Fi- 
lippo , non fofte Voi , che poco 
fa fortificale il noftro debole ; 
e con gl'efemp] de noftri Ge- 
nitori, e con quello più vivo de 
D 4 vq- 



8o 
ycfìri coftunri ? 

Prof. Cerne ? nota sverem- 
mo più a riconofcere nel no 
ftro Filippo il noirro Mae- 
ftro ? (a) Non fiete Voi quel 
nobile Difendente dall' illu-* 
ftre Prof apia Oldana , che refa 
gloriola... 

FiL Fiacchi ftimoli per un 
Fedele. Sono Figlio del Van- 
gelo, e delle mie azzioni. I 
miei Antenati più debbono a 
Me , che Io a Loro . 

Ger. Operate adunque da 
Quello vi proieilate . 

FiL Chi può dubitarne ? 

Ger. Quefta voftra infoi ita 
freddezza non s'accorda conia 
Profeffione , che vantate . 

Fìl. JVf avveggo , che non 
penetrate il fondo de miei ti- 
mori . Tremo per amore , non 
per fpavento . E non volete , 
che mi raccaprici in fentire 9 
che vanno a morire i miei Fi- 
gi]? Non mi da terrore la Mor- 
te | 

(a) Purìceh 



8r 

te • m* inoridUco della voftra . 
Prot. Acciò la noftra Morte 
: non vi tàccia fpavento , unitevi 
con Noi al morire . E' Tempre 
minore quella pena, che ritro- 
va Compagni nel {offerirla • 

Fil. Benché Io fia pronto a 
feguitare la voftra Morte, avrò 
fempreildifpiacere, che Voi 
m'abbiate fatto coraggio ad in- 
contrarla, quali che siornito di 
: /ufficiente fermezza... m 

Prot, Nò, Filippo. Inoltri 
difcorfi non hanno avuto quella 
temenza, che Voi credete . 
Ger, Perdonatemi, o Mae- 
i Uro , fé in quello cafo io ardif- 
: co parlarvi con foverchiafmce- 
i rita , permettendomelo il vo- 
I feo amore . Sentite Voi il vo- 
stro Cuore laido, e collante a 
ricevere il colpo d'una fenten- 
ea di Morte ì Rifpondetemi .. 
FU. Mi fono efaminato , fé 
pofToeflere capace d'uno sfor- 
za virtuofo . ed ho ritrovato , 
che {ono difpofto a lafciare 
D 5 dop- 



dopo di Me una memoria, de- 
gna della mia Virtù. 

Ger. Siete preparato a feri- 
vere m queflopunto colpropio 
fanguequefla gloriofa memo. 
ria? 

FU. Mi bramerei in quefto 
punto quel fantificato fervore, 
che bolle dentro l'Anime vo- 
itre . 

Ger. Se Io bramate, dunque 
non lo poffedete . 

Fi/. PrefTo Dio fi mette a 
partita di merito il folo deside- 
rio di ben' operare . 

Ger Sì quando l'opera noa 
dipende dalle noftre forze . 

. Fa. Batterà a Dio il fagrifi- 
210. di una perfetta volontà . 

Ger. Non inganniamoci . Nel 
morire per la Fede, ficcome 
m tutti e uguale l'affiftenza del- 
la D m na Grazia, così in tutti 
ntrovafi la /lena Fortezza, 

Ftl. Io non mi oppongo » 
anzi venero quefte Dottrine . 
Dico bene... 

Prof 



. 8 * 

Prof. Laiciate dire a Me , 
che , fenz* altre Dottrine , vò 
convincervi con il fatto. Per 
difporcì al Martirio , altro 
eiempio non ci proponete 9 
che quello de noftri Genitori . 
Rapprefentavate , che avendo 
Paolino Prefetto di Ravenna 
condannato alla Morte per la 
Fede Urficino Medico , Quefti 
in vicinanza del Patibolo tal- 
mente s'avvilì , che già penfa- 
ra a farfi Idolatra . Che Vitale , 
noftro Padre » accorrere air 
intefo pericolo , e si fortemen- 
te l'incoraggi, che Urficino, 
pentito, s'incamminò con pro- 
digiofa coftanza al Martitio . 
Applicate , fé fàbifogno . 
v Ger. Io pure m'arricordo, 
che , dopo averci per piti 
volte raccontato il Martirio di 
noftro Padre , foftenuto ; n Ra- 
venna , ci dicefte , che Vale- 
ria , noftra Madre , di ritorno 
a quefta Città dopo la gloriofa 
Morte di fuo Manto, tenendo- 
D 6 ci 



84 
ci fra le braccia Noi due anco- 
ra Bambini , incontratafi iuori 
di quefte Mura co 5 Gentili, che 
la volevano obbligare a fagri- 
ficare ali 5 ìdolo Silvano , ftimò 
meglio lafciare la Vita iotto la 
crudeltà di epe' Barbari , che 
cótaminare l'incorrotta fua Fé-* 
de . Che avvaliti morire , oA 
ieriffe , e raccomandaffe à fuoi 
Gemelli a Dio , pregandcb 
aver cura di due Orfani . 

m FU. Che poi la Divina Pro* 
videnza confegnò alia mia Tu-* 
tela . 

Gerv. Sotto la quale fpefTe 
volte c'intuonafìe all'orecchio, 
che non dovevamo afpettare 
altra Fortuna , che quella de* 
noftri Genitori . Che nati , ed 
allevati in Città Idolatra , fot-, 
to il Governo di Prencipi Pa* 
gaiii , Milano ci averebbe pre^ 
parato il Palco , e la Tomba^ . 
Che Voi fàrefte fkto il primo 
a farci flrada di fangue , e dif- 
fipare i noitri timori col voftro 
efempio, Prou 



3* 

Prof. Per animarci al Mar- 
tirio , ci conducefte nell' anno 
fcorfo alla Porta Romana per 
farci ammiratori di queir illu- 
stre Spettacolo , in cui , per co- 
mando di Annolino , Nazaro, e 
Celiò , noftri Compagni , die* 
iero prove infànguinate , e 
gloriole della loro cofianza , e 
Iella noftra Fede . Quefte , e 
ant 'altre vive lezioni non pof* 
tono richiamare Filippo a fé 
ledo? 

1 Gerv. Quale polla effere la 
c/ira forte , non ve lo fàprei 
ire . So ben dirvi , che Voi 
on fiete comprefo nel fatale 
decreto . A mio giudizio, Voi 
!. ovrefle procurare di vivere , 
:ciò la Fede in quefta Città 
bbia un'appoggio , ed i Ca- 
iani un ficuro ricovero, VU 
lete adunque , che , fé non fa^ 
lete Martire del Sangue , fare* 
p Martire della Canta . Date 
kefir' ultima provp. della Bon-* 
\, 9 che avete per Eoi > di por- 
ge» 



26 

gere Voti all' Altiffimc , che 
ci dia forza ne' tormenti , in- ; 
trepidezza nel morire , e glo- 
ria in Paradifo . Qjjefla farà la 
ricompenfa, che darà Gervafo, 
e Protafo a Filippo , di prega- 
re di là sii l'infinita Mifericor- 
dia ? che per i feruiggi fpiri- 
tuali , e temporali a Noi pre- 
dati , vi faccia a Noi compagni 
nelle interminabili contentez- 
ze . Ricordatevi di continuare 
l'opera da Noi incominciata j 
cioè di perfuadere Prifca a fari 
Cilftiana . Le farete fapere J 
chenondifperiamo divederla 
in Cielo , giacché forfè non ci 
farà permeilo di più vederla in 
Terra. 

Prof. Tanto anche da mia- 
parte. Se quefta grazia ci fa- 
te , aneleremo a morire con- 
tenti . 

FU. Ah Figi] ! ah figlj ì 

dov* andate ? Fermatevi , che 

Io vengo con Voi . Ora si, che 

vi riconofeo per veri Parti del 

Vaa- 



Vangelo, giacché non paghi di 
vivere a Voi fteffi, volete vi- 
vere anche per gl'Altri: per 
Me.eperPrifca. O fìi il vo- 
stro efempio , ò fii un for- 
je impulfo della Grazia , mi 
ento tutto mutato. Voi non 
àpefte vivere fenza di Me, 
3d Io non poiTo , ne deggio fo- 
=>ra-vivere a Voi. Voglio fcon- 
arelamia tepidezza col mio 
•angue. Ritornate a conofcer- 
m Maeftro, acciò non perda la 
gloria di Martire. 

Gero. Orasì,cheritrovia- 
10 in Filippo il noftro Mae- 
jo , un forte Criftiano , un 
Magnanimo Atleta. 

Prof. S'attribuifcaall'orro- 
2 della Morte, all' età avvan- 
:Jtaqualcheleggeraforprefa. 
^rofeguiteinsìgenerofifenti- 
»enti,che il più bel vanto, che 
pna ottenere un Fedele è 
«elio di confermare coll'ope- 

iao,cheprofefsònel Batte- 
vo. 

I 



m . . 

FU. Iddio ve ne concedale 
forze , e chi ve ne diede la vo- 
lontà , ne doni ancora l'effetto . 

Gerv. Andiamo . 

Prot .Per morire da Martin. 

FU. Per regnare daTrioq* 
fanti . 

SCENA TERZA . 
AfiajtOi Valeriana , Guardie , 

'Afl.l A ragione di Stato non 
L, deverebbe Sofferirli; 
la Religione addimanda la loro 
Morte . Nulladimeno a_ dis- 
petto di cosigiufti motivi» la 
loro Gioventù , il loro Rango , 
la loro Virtìi , ed in fine un 
refto di Pietà mi persuadereb- 
bero a Salvare li due Germani ; 
ma temo la colera , e la vendet- 
ta di Cefare . . 
Val. In quanto a queito V 01 
potrefte Sempre giuftificare la 
vcftra Clemenza, conrappre- 
fentare all' Imperatore , che 

due 



8 9 

; due Nobili di tal forra non do-, 
veano eflere comprefi nel 
comune Decreto . Che la 
Politica di flato non permet- 
teva , che fi uccideflero due 
Perfone delle più Principali 
in tempo , che s'andava pre- 
parando la Guerra contro la 
Germania . Poterfi fòjjevare 
tutta la Nobiltà , onde fpro- 
villa di Milizie la Città, cor- 
rere pericolo la medema di 
Soggiacere alle ftraggi d'un* 
arrabbiata fedizione . Unafag^ 
già Politica infegna ad tsfug* 
gire quelle deliberazioni , che 
fono fogge tt e alle cenfure uhi-» 
verfali . 

Afì. Perciò vi difll , che jf| 
prefidiaffero bene le Piazze , 
principalmente quella di Mi- 
lano . 

Pai. Per quanto pofTa elferQ 
numerofo il Preftdio* farà fem- 
predi gran lunga inferiore al 
numero de folievati . Allora 
oafcono i pericoli , quanco che 
me- 



9° 
meno fi temono * 

Afl. lì male trova agevol- 
mente credito nel? opinione 
degf Uomini , 

Val. Ma fé quefF opinione 
paflàflè in certezza, che fareb- 
be di Voi , di voftra Moglie , e 
de voftri Amici? Nerone non 
approverebbe una rifoluzione, 
che fatta , come fi fuol dire ì 
fuori di ftagione, riufcirebbe 
peggiore del male. 

Afl. Non è mai troppa l'ub- 
bidienza in materia di Religio- 
ne . 

Pai. Io non vedo , che della 
loro ne faccino gran pompa li 
due Gemelli , che è Tunica 
cagione de'noftri rifentimen- 
ti . S'accontentano d' effer in 
fegreto Nemici de noftri Dii . 
Concedafi, che in ciò fare ven- 
gano ancora ad efiere Ribelli a 
Cefàre . Non avete Voi altro 
mezzo per punirli , che fpar- 
gere il loro fangue ? Non fi po- 
trebbe tentare un altra volta la 
loro 



lorooftinazione? Quando non 
avelie luogo a riufcita l'ultimo 
tentativo, non fi potrebbero, 
come Perfone qualificate,man- 
darle in efiglio . ò pure inviar- 
le a Roma all' Imperadore. eo- 
Ime fi fece con Nazaro nell' an- 
no fcorfo ? 

Afl. Ma fa anche rimandato 
idallo fteffo al mio Antecefibre, 
che lo fece decapitare unita- 
.mente con Cello. 

Val. Per quell'appunto, che 
Nerone non volle folle fatto 
imorire in Roma Nazaro , per- 
chè Patrizio Romano , Voi non 
idovrefte permettere, che que- 
liti due Nobili Milanefi qui 
finifiero di vergognofamente 
imorire . 

i Afl. Non è di noftraifpez- 
[Zione il qui efaminare l'inten- 
teione , eh' ebbe Celare di 
ter morire un Romano inque- 
m Città , affieme con un Fran- 
cete, Vado bene confiderando 
(quale fia quel grande intereffe, 
L ria 



9* 
©heviftringe, anche con dis- 
capito della Vittoria , che po- 
tete fperare di riportare iovra 
de 5 Marcomanni «, nel voler fai- 
vare con tant' impegno quefii 
Giovani ; e per quanto mi sfor- 
zi ad appagarmi delle voftre 
ragioni , provo fempre delle 
ripugnanze nel rifolvere . 

Val. Io non v'ho altr' inte^ 
reffc , che quello 5 a cui mi 
obbliga l'onore di Cavai liero, 
tenuto a proteggere nel giù- 
ilo i miei pari . 

Afì. L'Anime . che oprano 
con quefti fini , tal v olta non 
vanno efenti dal framifchiarvi 
qualche privato intereffe. Voi, 
per afficurarvi . . . Non vorrei 
dir troppo . Lafciatemi in li- 
bertà co'miei penfieri . 

Val. Mi ritiro per ubbidir* 
Vi- Parte, 



SCE- 



SCENA QUARTA* 

Aftafio folo . 

• Si fai vino y ò perifcono li 
due Fratelli* tutto deve 
paventarfi da Aftafio . La col- 
pa de cattivi fucceflì fempre 
yiene afe ritta a Colui, che ne 
jha procurata la moda . Sono 
[da ubbidirfi gì* Oracoli, che af- 
folutamente li vogliono truci- 
dati ; ma è da temerfi quella 
Mobiltà, che alla viltà di quefto 
accenderà fiamme di 
degno . Si debbono rifpettare 
?!' ordini di Celare , ma in 
feorgerc il mio Generale tan* 
o uitereflàto a proteggerli , 
3uò dubitarli , che riccorra alla 
orza , dove nulla potranno ot- 
enere le fuppiiche > Egli è al 
rapo d'un* Efercito , che , av- 
vezzo a feguire le fue fortune , 
ìon vorrà feoftarfi da fuoi Co- 
mandi, Se io pratico laCie- 
neaza ««» 

SC£- 



SCENA QUINTA. 

Prifca , e Detto . 

Prifi QI\mioSignore,trion-. 
i3 fi oggi la Clemen- 
za . Si contrapponga ad uni 
eiiremitàdi perfidia un eccef- 
fo di cortesia . E' giuitizia tarr 
del bene a Chi lo merita : è ili 
fornaio d'un* eroica Virth Tuia- 
re Pietà a Chi fé ne mofira in- 
degno . Profeguite da Genero- 
fo quefìi teneri movimenti , e 
fate conofeere , che Aiìafio m 
ciTere giufto , quando deve : sà j 
efìere clemente , quando vuo- 
le, 

Aft. Per queft* appunto, che 
è dorata iaGiuftizia, non mi 
rt iti luogo alla Clemenza . 

Pr:f Sia vero, cheiaPied 
debba tararti l'orecchie ne * de- 
lì tri di lefa Maeiìà : che il per- 
Coùd a 9 Ribelli fia un* avventi*; 
r.rc- k riputazione delPtinci 
p€ . Ali è di ragione, che l 

vo- 



oftra Grandezza cammini per 
in altra ftrada , fin* ora non 
rancata , né conofciuta . Per- 
onate , o Magnanimo , a que- 
:i Giovani voftri Sudditi , per 
ai vi {applico della Vita . non 
ercliè Loro defìderino di vi- 
ere , ma per non far dire , che 
?no morti in grazia del voilro 
lio . Tutti fanno caftigare i 
emicì , e punire i Colpevoli : 
3chi imparano a perdonare • 
fcrivafi alla voftra fola gloria 
mettete le colpe a Coloro > 
ie renderanno tanto maggio- 
^ la voiìra Mifencordia , 
tanto che meno conofcono di 
erkare la voftra grazia . La 
atura vi ha fatto un Uomo : 
'Fortuna Prefetto: la Pietà vi 
ra uguale a Dii. Non vipri- 
te , o Signore , di due V'affai- 
> da quali può promettere 
?fare un gran luftio, e Voi 
i grande vantaggio . Ralie- 
me , o Cognato , que/F Ani- 
afuppiicante , ed addolorata* 
con 



9<§ 

con un perdono tanto piùam 
mirabile , quanto pili nuovo 
Confolate i miei gemiti , eh 
fi renderebbero rei del Suppl: 
zio di quegr Infelici , clie hai 
no affidato alle mie lagrime 
loro Vita . Tutti i momenti d 
loro vivere faranno teftimo 
della voftra Benignità > e tan: 
memorie delle mie , e del 
loro obbligazioni . Datemi in 
rifpofia, che ila degna d'Ali 
fio... Voitìonrifpondete ? J 
bramateli trionfo di veder r 
umiliata aVoitri piedi, eccoi 
genuflefià . > > 

Aft a parte. (Che forti 2 
fai ti . ) Non lo fatte di grazi 
alzatevi . Si leva * A pa*t 
( Che dovrò rifpondere ? 
Non so , fé que' Difgrazi; 
averebbero alla mia prefen j 
meglio perorato per fé ite I 
di quello voi avete fatto j | 
Loro. 

Ptìfi La propia Caufa rèn j 
tloquentela fteiià mutolez^ 1 

Ors I 



97 
Ora peniate, die non svereb- 
bero ietto , fé avellerò potuto 
pregarvi . Ma quefta neri è la 
rii polla , che Io bramo . 

Afi. Voi fiere una pietofa^ 
Interprete de Sfortunati . La 
rifpofta , che pofTo darvi, è 
quefta. Voidicefte, che li due 
Germani hanno affidato a Noi, 
te loro Vita . Se egli è così , Io 
ve la dono . Mi volete più mi- 
fericordiofo ? 

Pr:f Una Virtù cosi glorio- 
la non può fperarfi , che da 
A itali o . Se non itti volefte ge~ 
tiufleffàa pregarvi , acconten- 
tatevi, ch'ora il faccia, per dar- 
vene i più obbligati ringrazia- 
menti . 

Àft. Addaggio. Dono a Voi 
la Vita di Gervafo , e di Prota- 
fo , purché m'afllcuriate , che, 
pentiti de' loro erbori , fi deter- 
minino in quefta giornata di 
! Sagrificare nel Tempio . 

Prif. Non fate di grazia ar- 
ilir©ffire i voftri favori con la vii- 
fi tà 



rà delle condizioni . 

Afl. Queiia non è condicio- ] 
ne , importa dall'avarizia della 
mia volontà in beneficare , ma 
voluta da Cefare , a cui è indi f- 
fenfabile l'ubbidire . Fate, che j 
fi raveggano , che la grazia di- 1 
verrà ailòluta . 

Prif. In tal cafo non mi fa-J 
refte alcuna grazia , volendo Ia| 
Giufìizia , che non fi condan- | 
nino gì' Innocenti » 

ACt. Procurate in ogni ma- 
niera, che clivenghino tali . 

Prif. Giacché il comandate, 
mi porterò in Per fona . . . 

Afì. a patte ( incauto che 
fui; ) Volevo dire, che Vale* 
riano, impegnato al pari di Voi,*. 
porrebbe perfuadere li due_/' 
Fratelli . 

Prif. Signore, Io non fono 
cosi ardita, che voglia inoltrar- 
mi a dirvi , che non fiete più a 
tempo a correggervi . Dico 
bene, che Voi fiete rifolutodt 
non accordarmi alcuna grazia , 

Rè 



99 

uè condizionata, né affòluta. 
Prevedendo Voi impoffibile. 
il ravvedimento di que' Giova- 
ni , m'avete donato ciò , che 
non farà in voftro arbitrio il 
potermi dare . 

Aft. Vi repplico : v'accordo 
la grazia, purché fi raveggano . 

Prif. Per mezzo di Chi ha 
: da proci* rarfì quefto ravvedi- 
mento? 

Aft. Per mezzo di Valeria- 
ne. 

Prif. Valeriano, che cono- 
bbe la mia averfione indichia- 
rarmegli Spofa , più rofto li 
confermerà nella loro creden- 
za , per poi àpproffittarfi della 
loro Morte . 

Aft. Il mio Generale non è 
capace di fimile orditura . 
Cosi rifolvo , a puro titolo di 
compiacervi . 

Prif. Ali , fé il rifpetto a Voi 
dovuto mi permette di con- 
trattare un troppo rigorofo 
Comando > fuggeritovi da vo- 
E z ftra 



100 

ftra Moglie, e dal voftro Cori- 
fidente , che afpira allo fpoglio 
ai quelle Vittime innocenti ■ 
Meme , che a prò di ouefte 
s appellino alla voftra Bontà le 
mie afflizioni . Sentite , fé fono 
di pefo . Con il comando mi 
iacefre di più non vedere Ger- 
vafo , e Protafo , volete levar- 
mi quella mefehina compia- 
cenza, che non fi negherebbe 
ad un Barbaro , di poter dire 
framefteflà: Ho fatto quanto 
ho potuto per ritraredal pre- 
cipizio due miei Amici : gl'ho 
rapprefentataal vivo J'affordi- 
ta della Religione Criftiana : 
ho arnfchiata la mia ftima, per 
confervare la loro : non ho te- 
muto l'odio de Congiunti , 
l'oppofizione de Famigliari ; 
Ora non mi rimorde la loro 
Morte e perchè fono morti 
volendolo , e perchè lì fono 
abufati delle mie ultime finez- 
ze. Quello j Signor Prefetto, 
i!on lo potrò giammai dire pet 
con- 



tot 

confòrto delle mie angofcie . 
Si dira bensì alPoppoièo con 
eterno obbrobrio del vpftro 
Nome , che avete fatto ucci- 
dere Gervafo , e Protafo , non 
perchè le Leggi il comandano , 
ma per il folo gufto di vedere 
perpetuamente fconfolata una 
yoftra Cognata . 

Ajh Guardate bene , che il 
parlare , che Voi fate , non fii 
un lafciaryi troppo fedurredai 
voftro amore . 

Prif. Io non mi lafcio fedur- 
re, ma perfuadere da un amo- 
re virtù ofo . 

Afl. Debbo aver prefenteil 
comando , che v'ho fatto . 

Prif Ed Io non pollo fmen- 
ticarmi di quanto poco fa avete 
detto. 

Afì. Potea applicarfi ad altra 
Perfona . 

Prif. Voi parlavate con 
Prifca . 

Afl. Con una Dama così 
faggia, chósadiitinguere Firn* 
E 3 pe- 



101 

pegno , e la buona volontà d'un 
Prefetto . 

Prif. D'un Prefetto , che 
per le ragioni del Foro non de- 
ve concedere una grazia , che 
fi ha per ottenuta , quando non 
viene negata . 

Afl. Voi fupponete ciò, che 
non dico . 

Prif. Ed Io fuppongo per 
fatto ciò , che non vi conviene 
di dire . 

Afì. Gran forza d'un elo- 
quente Amore . 

Prìr. Gran Politica della vo-* 
ilra Pietà. 

SCENA SESTA. 

Cirino filo • 

QOno giunte in quefto mo- 
O mento le Milizie Roma- 
ne y quanto pili averfe a Vale- 
riane) , tanto più inclinate a 
favorirmi . E' una brama d'ef- 
fere miferabile , fofferire uà 

ma- 



IO* 

male prima, che ha arrivato. 
Sono pur pazzo a temere i 
miei timori . Nafcono quefti 
dagf odj di Pr ita , e di Vale- 
riano contro di Me . Prevenia- 
mo i fttoi effetti , per non ca- 
dere nelle loro infidie , tanto 
più da temerfi . quanto che più 
occulte . Per faperare le diffi- 
coltà più forti bafta avere un 
pò di coraggio . Si vede quafì 
fempre ielice Chi ha avuto 
l'ardire difperare fenza timo- 
re . Ne' grandi affari al pari 
della tardanza è perniciofo il 
parlare . 



AT- 



104 

ATTO IV. 

SCENA PRIMA. 
¥rifc% y Gervafo r Protafa , 

f*if* JH^Iguratevi , ch'Io* 
§H convinta dalle vo-> 
Jl ftrc Dottrine , fin- 
ora con fofferenza fentite , fia 
per dar credenza alla voftra 
Religione . Che ne feguirà ? 
Seguirai che Prifca, feguace 
delia voftra Fede , farà rea del- 
lo fteflò delitto , e Compagna 
della medefima pena . Belle- 
prove in vero del voftr'amore, 
efpormi a quell'ignominie , da 
cui Io mi ftudio di ritirare Voi 
fieffi . Se quelle fono indegne 
del voftrc Carattere , come non 
lo faranno del mio ? Fin* ora 
aveva creduto , che la nobiltà 
del voftro animo avefTe orrore 
ad efporre una Dama mia pari 
a que'pericoli , che, voluti dal 

vo- 



voflro capriccio , e foftenuti 
dalla voilraofìinazione, ficco- 
me faranno a Voi di poca glo- 
ria , incontrati che fieno , così 
faranno a Me d'infamia , fé cor- 
ro ad abbracciarli a voftra per- 
fuafione . Sì , farmi Criitiana, 
per mettermi in azzardo di 
vergognofamente morire. Pre- 
tenderete Voi forfè giuftifica- 
re le voftre accolorate perfua- 
five, perchè abbracci la voltra 
Setta fui motivo di felicitar- 
mi , con quella > A dirvi il ve- 
ro , perchè quafi mi lufingava 
d'ottenere quello vantaggio , 
flava fui forfè d'abbracciarla . 
Ma ora ,chefcorgo, che il pri- 
mo paffo, che debbo muovere 
per accoglierla, mi porta all' 
incontro una Morte obbrobrio- 
fa ^ nonfento piùladifpofizio- 
ne di prima . Quello m'obbli- 
ga a non darmi dal partito di 
quei pio , che poco fa me lo 
figurale tutto gentilezza , ed 
amore , lo non ricufo morire 
E $ per 



io5 

per Voi : detefto morire con 
Voi , quando prefumiate ve- 
dermi trucidata per una fana- 
tica oftentazione,che Voi paz- 
zamente predicate per Santa 
in faccia d' un Mondo tutto , 
che la riprova . Ingrati , bi fo- 
gna, che finalmente ve lo dica; 
Voi avete ( capitemi bene ) 
Voi avete dell' odio verfo di 
me perchè Idolatrarlo non l'ho 
verfo di Voi , benché Criftìa- 
ni . Vi amo , come miei, incer- 
to modo , Carnefici . Volete 
dippiù ? 

Ger. I Fedeli al Croce-fiflo 
fanno dare delle vittime a Dio 
e fenza Sangue . e fenza Mor- 
te ; e quando bifognafTe il fa- 
grificarla , non per quefto cef- 
ierebbe Iddio d'effere tutto 
gentilezza , ed amore . Iddio 
è fempre più buono verfo di 
Noi, quando ci procura la no- 
lira maggiore felicità . La no- 
fìra maggiore felicita coìififte 
nel morire per la fua Legge . 
Non 



io 7 , 
Non riefce né d' ignominia ne 
di f pavento il morire così , non 
eflendo altro il morire cosi , 
che un fpirare l'Anima per 
amore , e foddisfare in qualche 
parte con un breve fofpiro 
l'infinita Carità . Le noftre 
efortazioni non hanno avuto 
altro motivo che quefto ; e fé 
T averte capite bene , non ci 
averefte rimproverato d'in- 
grati . 

Prof. Le noflr' intenzioni , 
oPrifca, furono d'ofTequiar- 
vi afolofine di guadagnarvi a 
Dio . Tutto il noftro delitto fi 
riduce a quefto.che Voi ftima- 
ile aver Noi pretefo d* addof- 
farvi tutto il pefTimo de' mali , 
quando per verità altro non fi 
bramava che mettervi al pof- 
feflb del fommo di tutti i beni . 
Se vi difpiace quefta noftra di- 
chiarazione , odiateci , perfe- 
guitateci, che allora fi rende- 
remmo più accetti al noftro 
Dio . quando fi faremmo degni 
E 6 del 



ro8 

delvofiroodio. 

^ Prif. Sventurata che fono, 
ne il mio amore né il mio odio 
ponno ottenere da Voi ciò >che 
non faprebbe negare un Cuo- 
re di macigno . Se vi amo . mi 
fcheraite: fé vi odio, ne giu- 
bilate : fé mi dimoftro indiffe- 
rente , y 7 ingegnate di farmi 
propendere dalla parte piùab- 
borrìta , col volermi Criftia- 
na . Ah , che in tutte le forme 
Voi due vifieie collegati a tor- 
mentarmi , per vedermi per- 
duta. 

Ger. Nò , mia Signora . An- 
zi che la fermezza delle noftre 
risoluzioni . . . 

Prif Già v'ho intefo e trop- 
po tardine avveggo, d'effer? 
mi accinta ad una grand' opera, 
fé ofo di Sedurre il voftro rigo- 
re , e di venire a risvegliare ne 
voftri {enfi ingannati qualche 
pietà de miei mali . Se non vi 
riefce, almeno polfolufingar- 
cw d' ottenere ael perdervi la 
4ol- 



io9 
dolcezza di credere , che u^ 
giorno, compaffionaado l'in- 
ielicitk del mio amore, fra Voi 
fteffi direte: Pnfca nell' amar- 
ci non f 11 colpevole : Ma feguì 
/blamente un inevitabile desi- 
no che la sforzò ad amare ciò f 
che ella conobbe amabile . 

Prot. Che bel guadagno ♦ fé 
avefle impiegati quefti amori 
per chi più di Noi potea ren-» 
dervi felice . 

Prif. Che dite Protafo ? (/i 
guarda tutti due) e non v ? accorr 
gete , che la languidezza «n- 
difcreta de miei fguardi e un 
(amento kgreto della voftra , e 
iella miaaifgrazia ? Gervafo, 
Protafo , ditemi per pietà , chi 
^i Voi due è il meno fpietato y 
icciò rivolta a Quello , pofTa il 
mo affanno ritrovare qualche 
refpiro . Così almeno , fé fóro 
:radita da imo, farò compaffio-. 
lata dall' altro . La natura vi ha 
Predetto Gemelli ma non ere- 
iiogiàcQttantpfyiiili , che uno 
porti 



no 

porti la medefima indole dell' 
altro . Gervafo , fiere Voi quel 
nobile Cavalliero, che , depofta 
ogni fierezza , vi moverete a 
proteggere la Caufa di una Da- 
ma j che fi agita dentro il Tri- 
bunale dello fleffo vofìro Clio- 
re.e perciò voftra perchè mia? 
Ah, che que' teneri fguardi fo- 
no fidi interpreti di quell'ani- 
mo generofo , che Voi nodri- j 
te per me . 

Ger. Vi guardo , o Madama, 
e nel mirarvi , vedo dentro di ! 
Voi un Imagine . . . 

Prif. Forfè di un'altra Da- ; 
ma , a Me fimile . Tradita che 
fono ! 

Gè r. Nò , ma T Imagine di 
quel Dio, che ftampò dentro 
la voflr 3 Anima i raggi della fiia 
Divinità , e le farefte fimile , fé 
in Voi pcteffi rawifare la Gra- 
zia. 

Prif. Sono deiforme , fono 
imperfetta, ma quale fono, {o- j 
ip tutta di Voi. Quefta none 
rifpo- 



Ili 

jrifpofta a tuono . E un voftro 
delirio . 

Ger. Altra non ve ne poffo 
dare. 

Prif. E Voi Protafo , rie- 
correrete alle folitefrafi de fo- 
gnati vaneggiameati delli Cri- 
stiani , per opprimere fenza ri- 
medio la voftraPrifca ? 

Prof. Le frafi de Cattolici 
fono ftudiate fopra il Vangelo , 
che è dettatura del Verbo In- 
carnato , e fuprema Verità . 
M'accora bensì l'intendere, 
che ciò fia per opprimervi 
fenza rimedio. Ma tbrfe non 
(ara così ¥ Confolatevi , Mada- 
ma: vivete, efperate, 

Prif Viverei , quando po- 
reffi fperare, ma fé nulla poflb 
ottenere da Voi , a che ferve il 
vivere ? 

Prot. Servirà per ben mo- 
rire . 

; Prif. Ma non già della ma- 
cera, che perirete Voi altri. 
; Ger. Grazia , che dovrete 
lo:- i- 



m 

fofpirare ancora Voi,e che pei 
Voi non cefTeremo di chieder- 
la a Dio- 

Prif. Ingrati, ve lo replico, 
non potendo più contenerli 1: 
mia fofferenza. La grazia, ch< 
m' implorate , farà prima fat- 
ta a Voi altri. Anderò a chie- 
derla ad Aftafio : compiacere 
le vcftre brame : foddisieri 
ad un amore oltraggiato , e m 
confolerò d'avervi perduti 
Scancellerò dal Cuore i yoftr 
affetti , dall' idea ivoftrj trat- 
ti, dalla memoria ivoftri No- 
mi,e folo me ne ricorderò pei 
eternamente odiarvi. Parte, 

Ger. L Noi per eterna- 

Prot.y mente amarvi. Vo- 
gliono partire . 

SCENA SECONDA. 

Jfta/ìo , Gervajìo , Protafo , 
Guardie . 

Afl. T Ermatevi : dove % 
5 Pri&a? 

Ger, 



Ger. Signore • . • 

Prof. Non faprei dirvi . . . 

Aft. Che tubazioni fona 
:juefte ? Se vi rimorde l'avere 
parlato a mia Cognata , Io vg 
(i 1 aflòlvo , perchè con mio ta- 
;ito confenfo fi è portata da 
Voi . L- avete yeduta ? gl'ave- 
e parlato ? 

Ger. Sì Signore, edor'or^ 
p partita da Noi . 

Aft. E 9 penfo con quella 
òddisiazione,che devefi afpet- 
are dalla nobiltà della vcftr* 
indole , che vi averà paletti 
per quelli , che dovete eflere , 
/edete quanta benignità Iq 
fo con Voi . Non contento > 
:he mia Cognata v'abbia vifitar 
o , qui ho voluto venire in 
^erfona, penfandodi ritrovar- 
sa con Voi . Ma giacché Ella 
fc partita , non traiafeio di dirr 
fi, che per falvarvi Io tutto 
itrrifchio , cioè la venerazione 
le Numi, gì 9 ordini di Cefare , 
f importanza 4egl' Oracoli, 
refe 



ii4 

r efito della Guerra , e la fteffi 
mia Perfona. Tutte le legg 
addimandano la voftra Mone 
Non contento di diferirla, fo- 
no pronto a perdonar vek. pur- 
ché plachiate con un Sagrili 
zio Tira de Numi . Co' voftr 
pari non debbo procedere ni 
con lufinghe, né con minacce 
Le prime riufcirebbero ingiù 
riofe alla voftra faviezza , e h 
feconde troppo fconvenevol 
al voftro coraggio . Già bei 
m'avveggo, che col fiienz( 
approvate il mio difcorfo, < 
che vorrete darmi quefto pia 
cere , non dirò d' avervi vinti 
o convinti * non confermiti i 
quella prudente risoluzione 
che alle perftiafive di Prifi 
diggià av erete accordato . 

Ger. Prifca per appunt 
potrà informarvi delle noffa 
ultime deliberazioni . 

Afl. Non le potrei fentii 
ancora dalla voftra bocca ? 

Prot. Efoperflua la ratif 
cazio- 



ix5 

azione alla prefenza voftra , 
uando dicefte , che ci credete 
ili quali dobbiamo eflTere . 

Ajì. Mi bafta quella di chia- 
izione. La voftra modeftia 
on ne vuole fare la pubblica 
onfeffione . Forfè il delicato 
ti voftra condizione vi rappre- 
sa per atto di fiacchezza 
02l mutazione cosi fubita . 
1 onfervatevi in quello glorio- 
b delitto . Ma dov ete penfare 
air altra parte che la Pietà è 
::nfitiva agi 1 oltraggile ch'egl ' 
rio troppo azzardarli in non 
ubidire a chi priega , avendo 

diritto di comandare , e s'ac- 
ontenta d' effere intefo . Ari- 
ate . Partono . Per eHere pie- 
iimente informato di ciò fi ha 
: cavato nell' ultimo difcorfo , 
ebbo abboccarmi con Prifca , 



SCE- 



u6 
SCENA TERZA . 

Flavia , AJìaJlo. 

Fla. 1^1 On accade v'abbc 
|% chiare con Prifc 
Io riferirovvi quanto bram; 
intendere da Quella . L'i 
prudente permeilo , da Voi 
tenuto di riparlare a que' e 
feiagurati , gì' ha conferai 
nella loro orinazione , e F 
fca è partita da quel Congr 
fo diverfa da quella vi andò . 

Afi. Come farebbe a dir 

Fla. Per quanto in que 
punto ho intefo dalla fuacc 
fidente ella {mania , s- addo 
ra , e fi vede precipitata ini 
orribile confusione . 

Aft. Saranno effetti di i ; 
difperata melanconia . per t 
effergli riufeita l'ìmprefa 

Fla. duefto può effere , 
temo di peggio. Mi foggid 
Balbina, d'avere mtefo d 
fua bocca, che, fé fi iacee; 
mori' 



"7 

tonre què'difgraziati , ella 
oleva vendicare , con infama- 
te la fua Caia , dichiarandoli 
1 ripiana . Sapcà to quello che 
jcea, quando vi pregai dì non 
smettere , che Prifca piti 
brfaflè , o védelle Gervafb . e 
irotafo . Non cosi facilmente 
apprende il Bene , Come s' ac- 
ceca il male . 
Aft Non fate queft' ingiu- 
'lallacoifeute virtù dinoftra 
brclia. 

Fia. Scufìamola, compatia- 
' ola . Staremmoattèndendo- 
] gl'affetti. Più non fiparli 
IPnfca. giacché volete così . 
come potrete fallarvi , nell' 
xe volontieri fentite le fup- 
ohedi Valerianoafavoredi 
fc* perfidi ? 

l ^]i- Siccome non sì deve ri- 
; rare, cosi fi può fenrire una 
ipphca , che non isforza 
jarbitrj . 

pa. Voi non conofeete 
relè miredel voftraGenc- 



ra- 



n3 

rale . Egl' è al Cr pò d'un Efe: 

cito , per ogni conto formià 

bile . Vi priega con la fpac 

alla mano di falvare due Rei i 

lefa Maeftà . Accoftfentiate 

per amore, òper forza , fa 

vati li due Fratelli , Voi fer 

pre divenite il Reo, e come t 

le Valeriano v*accufa all' Ir 

peradore . Ecco perduta 

Prefettura , che Cefare coni 

rirà al Zelo dell' Accufator 

La capite bene queft' ordirai 

A$\ Voi li fate molto fa< 

li quefti paffi . Mi è nota la fi 

cerini, detratti, e rincorri 

ta fedeltà di Valeriano . 

Fla. Qiiefto è il gran difì 
to àz$ Uomini ingenui ,r 
voler credere negl'altri qu 
lo , che riufcirebbe impo 
bile in loro fteffi . Stimo an 
Io Valeriano incapace d'un 
in ile tentativo ; ma prieg( 
Cielo di vedermi ingannata 
miei fofpetti . 
4%\ S icuramente farà a 
W 



119 

ioli v'inquietino fcver eh la- 
tente i voliti fcrupoli . Paf- 
itamo ad altro . Ho fatto riflef- 
o all' orinazione delli due 
Catelli, poco fa da Me vifita- 
L come pure al pencolo, in 
ui potrebbe cadere voftra So- 
ella . Perchè viene fempre il 
>e:iti mento per quelle cofe , 
jhe fi fanno per ifUegno : per- 
ciò , deporta ogni vile paffio- 
p, maturatamente rifolvo.- 
tiri è Coftui , che s'accoda con 
tota premura ? Se non erro % è 
lilla , Capitano delle mie 
Guardie . 

/SCENA QUARTA. 

Stila , Ajìajlo j Flavia . 

'*/. /^Razie a Numi, che 
Vj fiamo ancora falvi 
$ onta della più moftruofa in- 
jratitudine . 
Afi. Siila, v'è qualche cola 
'iniaudo ? 

Fla, 



ilo 

Fi a. Sicuramente Gervafc , 
fe Protafo hanno foiievato i' 
Nobili . 

SU. Niente di quefto Quel- 
lo, per cui arricchire, vi fiè- 
re (pagliato: Qpello . chere- 
fo troppo pieno eia voftri favo- 
ri, fi vantava ... 

Ajì, Tralafciate quefti inu- 
tili proemi > e finitemi il trava- 
glio con una parola . 

Sii. Il voftro Generale, cor- 
rotte le Milizie, ha ternato di 
levarvi la Prefettura . 

Ai). Valeriano? 

SU, Sì , Signore. 

Fìa\ Nonve lo difillo, che 
hotì èira JJcura là fua Fede ? , 

A(ì. Per quali motivi , co 1 
fejuali mèzzi ? 
* Sii. Il motivo apparente è 
i'àttihikfòfié . Ihegréto, fi pd l 
tra ientire da fuoi Col ìituti.Fin 
ora non fi sa , che fiali adoprato 
d'altro mezzo, che delle Mili* 
feie Romane di frefeo arriva- 
te in quello Campo \ 



ut 

Afl. Dove fi trova il Fello- 
ne? 

Sii. Come vi dilli , dobbia- 
no rendere grazie al Cielo , 
phe lubito è flato fermato da 
0eandro,Capitano delle {qua- 
dre Romane , e viene cuftodito 
me fuoi Quartieri . 

Afl. Per venire in chiaro del 
pitto , mi fi conduca fubito il 
Traditore . 

SiL Vado ad ubbidirvi • 
Parte . 

Afl. Chi laverebbe mai det- 
to , non die fognato , che quel 
prode Guerriero , che ha fa- 
puto domare tante Nazioni, 
non abbia potuto vincere un 
■indegna paflìone ! Chefmenti- 
catofi delia ftima , dell' amore , 
e de favorii. 

ì SCENA QUINTA. 

Prifcaj Aflajìo y Flavia. 

\Prif. Clgnore, hointefocoa 
*3 ^ordimento la dif- 
F gra- 



ut 
grazia di Valeriane. 

Fla. Non dite difgrazia 
dite fellonia la più efecrabile . 

Afl. E per quefto , che vor- j 
refte dire ? 

Prif. Vorrei pregarvi aver 
riguardo di Pietà per una Per- 
fona , che non deverebbe pe- 
rire dacché Voi l'avete confe- 
gnata alla mia fede. 

Afl. A Voi non piacciono! 
Mariti , fé non quando fono 
colpevoli . 

Pia. A parte . ( Chi sa, che 
non fìa anch' ella a parte del de 
litro ? ) 

Prif. Se la congiura l'ha fat- 
to colpevole , il pentimento lo 
puoi affolvere . Sia giufto in- 
terefic della voftra Bontà fal- 
var quella Vita , che ha fparfo 
tanto di {àngue per dilata- 
re , e confervare Y Impero . 
Una fola mancanza , che anco- 
ra non fi sa in che confitta , non 
doverebbe aver forza preiTo i 
voftri rigori , di mandare ia 
obblìo 



obblio tante conquiftc-., e tanti 

meriti . 

Fla. A parte . (Oracomin- 
ciò a fofpettare, che Prlfca vo- 
glia farfi Criftiana . mentre 
priega per li Nemici . ) 

Aft. Prifca, Voi non ama- 
te né la mia , né la voftra ficu- 
rezza, quando pretendiate il 
perdono a Traditori . Chi non 
fulmina fubito quefti Ribaldi , 
od approva le lore colpe , ò le 
dà animo a commettere delle 
maggiori . 

Prif Ricevono un grande 
caftigo i Felloni coir eiTere 
convinti, e conofciuti per ta- 
li . Valeriano è una Perfona , 
cui darà ipib di tormento l'in- 
fàmia del delitto , che la Mor- 
te fteflà . Permettetemi , che 
Io m'avvanzi ad unajVfaflima 
di Srato • E* accortezza da 
Uomo Saggio diffimulare le 
grandi colpe , quando il cafti- 
go può accaggionare effetti 
peggiori del Reato . Il Gene- 
F 3 rale 



i?4 

«le è amato da tutti, ed ubbi- 
dito dalle Milizie. Se queftei 
hanno potuto ieguirlo nell' er- 
rore , ponno altresì vendicarlo 
dagl* ortraggi . io f ono di pa- 
rere... r 

Afl : Io fono di parere, che 
V alenano termini oggi ìlfaA 
vivere fovra d'un Palco ; e per 
rendere più ignominiofa la fua 
Morte , farlo morire in com- 1 
pagnia di que'due Criftiani . 

Pia. Degna rifoluzione di 
un Prefetto , che-non meno alle 
ragioni di Stato , deve prove- 
etere agl'intereffi della Reli- 
gione . 

Prif. Ah Cognato, ah So- 
rella, tutti due vi fiete con- 
giurati ad uccidermi , col pri- 
varmi del Marito , e de^l* 
Amici? Ah, fé in Voi la con- 
gionzionedel fangue, l'amor 
di Cognato , l'amor di Sorel- 
la-. Che vedo? 






SCE- 



12$ 

SCENA SESTA. 

Cirino legato , Valeriano, Silla^ 
Detti , Guardie . 

Aft, f~ Trino arredato ? Sii- 
V_ la , fono Io nuova- 
niente tradito , oppure da Voi 
ingannato ? 

SU. Io fui ingannato dalla 
voce f entità . Valeriano , da 
Me credut o il Reo . faravvi noto 
quant'è occorfo . 

Val Simile infamia in fac- 
cia della mia fede , e dell' onor 
mio? 

Afl. Non v'alterate Vale- 
riano . In vedere V arrefio di 
Cirino , comprendo polla ef- 
fervi qualche sbaglio tra l'In- 
nocente . ed il Reo : perciò 
bramo efferne informato . 

VaL Anche 'i foli fofpetti 
ponno offendere f animò in- 
corrotto del veftro Generale . 

Prifi Comirxia a refpirare 
in parte il mio aflànno . 

F 3 Afl. 



125 

Aft. Or via , in grazia del 

7 n° ftra fedeItà ' iiberatem 
dalla tortura de miei fofpetti 
con il racconto di quanto < 
fucceflò . * 

r £**" Ubbidif co. Il fuccef- 
1 o ita puramente in quelli ter- 
mini . Mi porto al Campo fui 
ponto delle tré della notteper 
pflervare. fecondo il miofo- 
lito, xl buon' ordine degl'Al- 
loggiamenti . Ritrovo Uno in 
ngura di Guardia avvanzata, 
che fermandomi , mi dice/ot- 
to voce : Cirino , la Fortuna 
ieconda li noftri dilTegni . Va- 
Ienano , com'ordinafte , è già 
arrecato ne miei Quartieri . 
Difponete, come vi piacerei- 
le mie Truppe , che fono tutte 
pronte a feguirvi. Refto atto- 
nito a quefto difcorfo , e emu- 
lando la miaforprefa, lo rin- 
grazio dell* opera . Invaginan- 
domi appreiTo a poco ciò , die 
poteaeiTere... 
4ft. Chi era quefta Guardia 
av- 



"7 

{ avanzata? è poffibile,chc noi* 
i\ì conofcefle ? 

ij Val. Il parlar baffo , e T of- 
fcurita non permifero poterfì 
rieonofcere l'un l'altro^e forfè 
i^l primo ingreflb del Campo 
«laveranno levati i lumi , per te- 
| nere più occulte le trame.Sen- 
jtite ora il rimanente. Dico a 
{quello fconofcuito: Amico co- 
nducetemi da Valeriano . Fatti 
pochi paffi, entriamo in un 
; Quartiere pure ofcuro. Faccio 
i accendere i lumi : vedo Cirino 
legaro, e riconofco il Condot- 
tiereper Cleandro, Capitano 
delle Truppe Romane , gion- 
te qua da poche ore in rinfor- 
zo delle noftre . Interrogo Ci- 
rino della cagione di fua 
fventura . Rifponde : Valeria- 
no , Voi avete un gran Tutela- 
re , che vi diffènde . L'infidia , 
che avevo tefo alla voftra li- 
l berta, e caduta fopra lamia. 
L'avere Voi tardato più del 
voftro folito a portarvi • l 
F 4. Cam- 



Campo, v ha liberato. Sog- 
giaccia a quefto difcorfo Ole- 
andro, che, refomi già folpetj 
to, io faccio arreìlar nello ilei- 
fo Quartiere . 

Afl. A qual'ora di notte fle- 
tè folito portarvi al Campo,. 
per oflervare gì* Alloggia- 
menti ? 

Val. E' fempre flato mio 
inalterabile coìtume di por- 
tarmi agi* Alloggiamenti alle 
due precife della notte ; ma 
quei ia volta mi vi fono porta- 
to alle tre, trattenuto da Ole- 
andro , che verfo le due della 
notte venne ad avvifarmi del 
fuo ari ivo, e coniegnomi certe 
lettere ce miei Amici di Ro- 
ma , nel leggere le quali per- 
denti non poco di tempo . 

Afì. Siila- con quale fonda- 
mento potette affermare , che 
V aleriano veniva arreftato ,co- 
me Capo ai Congiura 

SiL Un Soldato , che dal 
Quartiere de Romani pafsò al 
Cor- 



Corpo delle vcftre Guardie . 
Quello mi dine , aver' incefo 
da Cleandro , che teneva nel 
iuo Quartiere arredato Vale- 
riano , feoperto Capo di una 
C ongiura contro di Voi . Su- 
bito partii per darvene l' avvi- 
lo . Da Voi pofeia rimandato, 
per condurre alla voftra pre- 
) fenza il Catturato,ritrovai Ci- 
i.rino detenuto , come pure 
Cleandro . Valeriano, interi da 
me li voftri ordini , mi confe- 
I gnò Cirino , lafciando in arre- 
ito Cleandro . 
Val. Tanto è feguito . 
Fla. Come potè Cleandro 
arredare Cirino in vece di Va- 
leriano ? 

Afl. Queftoèil fatto prin- 
cipale che bifogna fapere . 

Val . Lo fteflò Cirino in ar- 
redo mi confefsò tutto il 
fucceuo.Sentitelo da Lui me- 
rìemo, ed inorridite . 

Afl. ConiefTa, Aiùma in- 
fellonita , i principi, i mezzine 
F j eli 



li fini delie tue difgraziate tra- 
me.Avvcrti bene a non metire, 
poiché ftaprefènteVaieriano. 

Ctr. Confuto, vinto, e dis- 
perato, che potrò dire?Trap- 
paflatemi più tofto con un fer- 
ro le vifcere , che obbligare le 
mie colpe a far un rimprovero 
aMefteflb. 

Val. Quando non hai avuto 
rofforea cometterle,nondove- 
refti aver vergogna a cofeffàrle* 

Cir. Tu non tei mio Giudi- 
ce competente • 

Afl. Parla , indegno, e con- 
fella il tuo misfatto . 

Cir. Lavoftra prefenzanpn 
può fare, che oftacolo alla li- 
berta del parlare . Ma giacché 
non è fperabile da Voi altri 
queft' atto di barbara pietà , 
che mi tolga da voftri occhj , 
o che mi fchianti da quefto fé* 
no il Cuore, vo* dare a me ftef- 
fò il piacere di pagarvi quei ta 
voftra crudeltà con un raccon-^ 
to., cheyi farà di tormento» 
Ee- 



I 5 I 

Eccovelo . L'odio antico ver- 
fodelvoftro Generale : l'am- 
bizione del Comando : la fpe- 
ranza di confeguire Prifca in 
Ifpofà , tolto di mezzo Vale- 
riano, fono flati i Poli , fovra 
li quali fi è agirata V infelice 
mia macchina . Appena qui 
giontoCleandro con le milizie 
Romane, già flato mio Con- 
fidate inRoma,gli rapprefen- 
taifalfamente , ambire Vale- 
riano alla voftra Prefettura « ed 
avere diggià difpofte tutte le 
fue Truppe a feguire i moti 
del fuo nero attentato . Eflere 
evidente prova di queflo , Y a- 
ver molte volte Valeriano 
pregato , di perdonare a Ger- 
vafo e Protafo , a folo fine di 
poterlo accufàre prefo Nero- 
ne, come Trafgrefiòre de fuoi 
ordini, e con quefto colore ve- 
ftirelafua congiura, ed affi- 
curarfi del Polio , per il cui 
acquifto erano preparate in 
Ogni evento le forze Per ;ron- 
F 6 care 



care il corfo ad vna temerità 
si ardita , che feco portava la 
rovina totale di Aftafio , elTere 
neceflàrio Y arrefto di Valeria- 
no. Seguitai Queflo la pri- 
gionìa , promettevo il Gene- 
ralato dell'Armi aCleandro, 
che il tutto credette , come 
quello che ben fapeva aver 3 Io 
dell' aderenze, e degP autore- 
voli appoggi in Roma , con li 
quali potevo condurre a buon 
fiato le promeiTe per Lui , e 
gì' intenti per Me , che erano 
di dare la Morte al Preietto , e 
confegiùre la Prefettura col 
mezzo delle Milizie Romane, 
afficurandcmi , che le altre , 
perduto il loro Generale,non à 
farebbero oppcfte. Fatto Pre- 
fetto,penfavo a fpofare Prifca, 
e fagrificare alle fue note 
avverfioni Valeriane . 
n Prif. Indegno, e- chi t'ha 
detto , eh' Io concepifea del| 
avverfioni per Valeriane , fé 
pccb* anzi, intefò falfamenre il 
fuo 



fiioarrefto, mi porrai . . . 

Afl. Lafciateloprofeguire. 

Cir. Guadagnato adunque 
Cleandro con la fperanza ael 
premio , concertai con effo il 
modo d' arre/lare V alenano. 
Le dico, che quefto ha per co- 
fiume inalterabile di portarfi 
ifolo.e fenza lumi alle due ceir 
la notte agi* Allogiamenti, per 
offervare gì* andamenti delli 
Capi , e delli Soldati . Che ef- ; 
fo non potea errare ad arreca- 
re il Primo , che fi avvanzafle 
a queir ora verfo del Campo , 
che fenza fallo farebbe fiato 
Valeriano . Che dopo le due 
ore Io mi farei portato al me- 
demo Campo, per intendere 
da Lui ftefiò il feguito . Con- 
cenato il tutto con le debite 
cauzioni , preiTo le tre della 
notte mi porto al Campo pen~ 
fando giri feguita la prigionia 
del Generale . Incontro al luo- 
go prefiìTo Cleandro,dal qua- 
uè i ichiefto del Nome,rifpoii- 



co 



do a bafla vece : Sono Griso 
Il Capitano credendomi Va- 
leriano, che fovraprefo dalla 
Guardia avvanzata aveffe vo- 
luto cangiare il Nome , per 
ifeanfare il pericolo , che po- 
tevatemere,fubitomifa arre- 
care . Protetto , feongiuro , e 
priego: nulla baftò perfino! 
rarlo ; e quanto più le diceva,! 
che ei s' ingannava , e che ero 
Scuramente Cirino , tanto più 
mi credea UGenerale,che,per 
feioglierfi dalla cattura , ric- 
correfle alla finzione . L/ofcu- 
rità non permife il riconofeer- 
li . Talché fenz' altre repliche 
fui pofio , per quanto potei 
imaginarmi, iuun Quartiere 
de Romani . Qjiì penfando col 
lumefgannare Cleandro, ven- 
go pure legato air ofcuro. Do- 
po poco di tempo , odo Gente 
nel Quartiere ; s'accendono i 
lumi, e con mio doppio fiordi- 
mente vedo Valeriano con 
Gcandr Q.M'ioterrogga il Ge- 
ne- 



erale della cagione di quei! 1 
ccidente. A quefta vifta com- 

rendendo lo sbaglio, gli con- 
?ffò iì tutto. Valeriano fa 
lettere ne ceppi Clandro, e 
oco dopo Voi mandafte Siila 
'^prendermi; e qui folo refta- 
li il pentimento di non aver 
otuto ef egiiire , non già d* a- 
fer concepito il delitto , 

Fla. Almeno confeilaile 
< f aver* errato, ed addiman- 
aflè il perdono . 

Aft. S'accorda, quefta con- 
ì ffione con quella , che ha fat- 
i>con Voi, Valerìano, den- 
to il Quartiere ? 

Val. In nulla ha mancato di 
co ha detto a me : in nulla fi è 
ontradetto . 

Aft. Silla,riconducete que- 
b Traditore, efia pofto nel 
>i profondo Carcere dique- 
ì Cartelloni* a tanto che fi ri- 
(vi della di Lui pena. Sia rin- 
caro in un' altra Oleandro, 
k quale ricaverete i confron- 
ti 



ti dellidepofìì Reati. 

SU. Saranno efeguiti i vo- 
ftri ordini . 

Or. Nelle gran perdite , il 
perderli affatto è Coglievo de 
difperati . 

Afl. Va , federato , che 
non fei degno di rifpofta . 

Val. Sciocca vendetta di 
chi non può più offendere . 

C'ir. Ah maledetta Fortuna. 
Parte con Siila e Guardie . 

Val. Dalla quale doverefti 
imparare , che niuno penfa all' 
altrui rovina , fenza affrettare 
lapropia . 

Afl. ValerianoJafcio agl'ar- 
bitri del voftro caftigo quel 
Traditore . 

p al. Io fono fempre fiato di 
parere , che contro i Ribelli di 
Stato non debba procederli cor 
l'ultimo fupplizio . Come che 
le congiure hanno fempre de 
comphcUmorto il Capo, Que- 
fti ponno vivete con impunita, 
e iufcitare coi tempo nuove 

fé- 



*37 

ifedizioni . Laddove vivendo 
il Capo , che li può manife ila- 
re , non ponno che trafcinare 
: una vita, ripiena di mille umo- 
ri. Finifcano'i fuoi giorni in 
: una Carcere Girinole Clandro, 
e mentre vivono privi di fpe- 
ranza, pcnno indiziare altri 
(■Compagni, e cosi provedere 
; alla ficurezza dello Statole del . 
le noftre Perfone . 

Fla. Clandro però non de- 
verebbe meritare lo fteiTo ca- 
, fógo di Cirino , avendo errato 
\ col penfiero di far bene . 

Aft. Io approvo li lenti- 
; menti di Valeriane ed in quan- 
to a Cleandr© , bafta per fuo 
\ Reato l'effere intrinfeco Ami- 
\ co di Cirino , che imbevuto da 
: quefto di maflime fediziofe , 
\ potrebbe col tempo divenire 
* peggiore del fuo Maeftro . 

Pai. Fulmina il Cielo mol- 
ate volte i fuoicaftighi fovrali 
; meno colpevoli » per richia- 
\ mare i più Rei al pentimento , 
Gra~ 



«8 i 

Grazie a' Numi , che in quelle 
Sgraziato accidente hanno ci£|; 
fcfala mia Innocenza . 

Afl. QjLiefta è fempre fiat 
la Compagna indi vifibil e de 
voftr' animo . Ma fé dovete 1 
grazie a* Numi , che v' hann 
protetto,quante ne dovete ren^ 
derea Prifca, che falfament 
intefa la vofira detenzione , fu 
bito fi portò da me a pregar- 
perla *oftra vita? 

Pai. Quanto vi debbo, Ma 
dama , fé compaflionate per fi- 
no le mie fognate difgrazie . 

Prlf. Ardifco lufingarm 
d'aver compito ad un'atto d 
giuftizia verfo il voftro Ma 
gnanimo Cuore . Voi a mi< 
riguardo pregafie Afiafio pei 
la Vita di Gervafo , e Protafo 
La corrifpondenzavo levaceli 
Io pregarti per la vcftra . 

Pai. Se la mia Vita vi foflì 
cara al pari di quella di Ger- 
vafo , e di Protafo , prefente- 
*resite Io mi troverei fearfe 
cMIa 



*19 

fella pili fina efpreffione per 
ringraziarvi ; e potrei dire , 
che comincia ad eflèrmi pre- 
ziofo il vivere , dacché fi fa 
voftro ìntereffe il protegger- 
lo . Potrei pure fperare , che 
refa finalmente ineforabile a* 
miei affetti ... 

Prif. In quefK funefti avve- 
timenti non cade appropofito 
l difeorfo di Sponfali . Non 
iego però , che in miglior 
ongiuntura non fé ne polla 
ifeorrere . 

Fla. Eppure bifogna una 
olta rifolvere . E* troppo evi- 
ente T ostinazione delli due 
'rateili ; né accade , che an- 
late pafeendo i voftri affètti 
i la converfione de* medemi • 

Afì. Appunto , Io flava fo£. 
efo nel deliberare di Cerva- 
\ , e Protafo , per fentire pri- 
ia daPrifca il rifultato dell* 
i timo abboccamento . 
' Prif. Io so , che Voi gl'ave- 
: parlato , conche Voi farete 
pie- 



140 

pienamente informato dilor 
intenzioni . 

Aft. Effimidi!Tero,ched 
Voi averci intefo le loro ulti 
me rifoluzioni . 

Prif. Io non ve le pollo ac 
cenare, poiché furono co 
coniufe , che non feppi be 
diftinguere , fé più parìaffe i 
Loro la finzione , ò la Verità 

Fla. Adatte . ( Cerca il me 
do di parlargli un* altra voi 
ta. ) 

Afl. Perfuadetevi , che f 
abbaftanza informato : Che 1 
non faccia cafo della loro ira 
folutezza , né del voiiro arti! 
zio . Io debbo unicameni 
configliarmi col mio dovere 
Ma prima fentkmo cofa riiei 
fee il mio Capitano del ? 
Guardie • 



SCE- 



SCENA SETTIMA. 
Clcandro , Siila , e Detti . 

ÌL O" A' confefTato Clean- 
l A droturtociò,chcin 
oftra prefenza ha depollo Ci- 
ino , e refta Quello ben aflì- 
Hirato dentro il Gattello. 
\ Afl. E Oleandro none po- 
co alle Carceri ? 
Sii. Avvanti di condurlo 
Ila prigione , m'ha pregato di 
>refentarloaVoi, e d aVale- 
iano , mentre ha fegreti d'im- 
iortanza di communicare a 
tatti due . 

' A(l. Fattelo venire . 
■ Si! Egl' è poco lontano, 
affocato dalie Guardie. Parte. 
' Afl. Vorrà forfè notificare 
I Complici . 

Fai. Ha molto del probabi- 
f ' che una Congiura di quella 
pa , che non farà fiata ordita 
cnza lo ftudio della più fina 
lalizia , non abbia guadagnato 
lolti al fuo Partito 7 

SCE- 



14* 
SCENA OTTAVA 

ChandrOy Siila , Detti, 
Guardie . 

Cle. ir^Ondonate r ardirne* 
V-/ to » (smginnocbu 
che portaa voftri piedi Uno 
apparenza il maggiore Nen- 
codelvoftroripofo : inveri, 
il pih fedele de voftri fer\ 
Viva Aftafio , viva Valeria » 
a confusone dell' empietà . v 
gloria della Virtù , a pròde 
Impero . Voi due eravate ti 
diti, fel mio inganno non i 
avelie falvati . Appena e i 
gionto con le mie Truppe» ■ 
mane , Cirino affidò alla r i 
Segretezza , alla mia open 1 
fuo ferale diffegno . losche 
longo tempo conofeo Tum I 
di quii' Uomo fediziofo , p< - 
fai f libito a far cadere la mac - 
na fovra del di Lui Capo i 
perciò infimulai di crederg 
accettai le larghe promeffe a , 



r\ì promifi il mio ajuto . Wiao 
:hè dovevo riverire , ed avvi* 
ire il Generale del mio arri- 
o, mi porrai, per compire a 
ueili Uffizj* verfo le due dei- 
i notte da Valeriano , a cui 
refentai certe lettere , con- 
fatemi in Roma. IAiffi- 
liofità fervi di molto al mio 
itento , acciò trattenuto da 
le ingegnofamente il Gene- 
ile sì dal mio complimento , 
omeEflò dal leggere le let- 
tre , fcorrefle fra tanto la f uà 
fa confueta di portarfi al 
'■impo ; ficchè pftma vi coni- 
prifse Cirino . per pofcia ar- 
Iflarlo , come felicemente 
iguì , e come , per quanto 
Illa mi ha riferito , egli fìefTo 
m in voftra prefenza diffufa- 
lente ha confeflàto . Nel 
Quartiere Io dim of farai for- 
tf eia alla vifta di Valeriano , e 
dCirìno , per occultare l'in- 
ftcente mia frode . Se qyeft* 
■gannì paiano eilere colpevo- 



144 

li , me ne appello alla voftra 

Giuftizia . 
Afl. Alzatevi . 
Val. Sonodefiderabili que- 
fte colpe , quando l'aver ingan- 
nato Cirino ha apportato j 
Noi tanto di bene. Io perM< 
vi rendo grazie di quella Vita 
che mi avete falvato, ed a fui 
tempo conofcerete ciò eh' 
pofTa nell'animo grato di Va 
ieriano un tanto benefizio . 

Afl. Obbligarmi a creder 
un accidente si ingegnoso fen 
za Contefti - è un isibrzai 
troppo la mia fede . 

Ùe. Signore , quando ne 
baiti per Contefto il mio ere 
dito , non faprei addarvi ma° 
gior prova . 

° Afl. Non pretendo difot 
Rigarmi da voftri favori, co 
metter - inquiftioiie il htto 
ma avvezzo ad edere beffagli • 
de' Traditori -temo talora p, 
fino degl'Amici. 
Cle. Iferviggi, che faro pj 
pre- 



r 45 

predarvi in avvenire , faraavi 
apertamente conofcere , come 
Io mina diportato nel paflato 
accidente . 

Sii. Per la compita cogni- 
zione , che ho di Oleandro, 
pollò afficurare , che Ei meri- 
ta tutta la credenza. 

Val. Ho avuto anch' Io in 
diverfe occorrenze molti ar- 
gomenti dellla fincerità de fuoi 
tratti . 

Afl. Sia rimetto Oleandro 

\ nella primi era libertà , e Cari» 

ca, e molto in appreflbdeve 

; fperare dalla mia gratitudine . 

Oc Chi fa ciò che deve , 

non attende altra mercede,che 

un generofo aggradimento . 

1 Val. Ha inanifeftato a Voi 

! Cirino altri Complici del fuo 

ideiitto? 

Cle, Nò , Signore , poiché 
afiìcurato della mia opera, e 
della forza del mio Efercito, 
miperfuado, che non gì* ave- 
va giudicati neceflàrj . 



i$6 

Afì. Si ridoni adunque al 
fuo Efercito ii fuo Capitano i 
e refti intefo , che Cleandro fi 
è portato qui, non tanto per 
unirfì con Noi per abbattere li 
noitri Nemici , quant' anche 
per falvare i fuoi Amici . 

Sii. Spediente opportuno , 
per acquietare le Truppe Ro- 
mane , che già cominciavano a 
tumultuare per la detenzione 
dei loro Capitano . 

Cle. E che Io maggiormen- 
te incoraggirò al voftro fer- 
viggio con rappreientargh le 
grazie , che mi difpenfate . 

Val. Voi Cleandro fortifi- 
cherete le voitre , ed Io mi 
porterò a confolare le mie* che 
non faranno fenza {pavento , 
per il falfo remore di mia pri- 
gionia. 

Afì. Andate, Valorofi , che, 

fé fofte capaci di restituirmi la 

quiete del Cuore , avrà ancora 

orza la voftra prefenza di ri- 

ftabilire nelle Milizie la Pace « 

Sii- 



*47 

Siila , fermatevi . Partono Va- 
leriana , e Oleandro . 

Prìf. Celiati i miei timori, 
ed i voftri pericoli , non ho piìi 
conche infaftidirvi . 

A(ì. La voftra prefènza non 
mi è mai {tata importuna . 

Fla. Potete prendervi quel- 
la libertà 9 che vi piace . 

Pr'ifi Me ne fervirò r per 
pi a piacervi . Parte . 

Fla. Sono partiti li due og- 
getti > che hanno Tempre im- 
pedito , e ponno impedire le 
yoftre rifolùzioni . li Cielo ha 
! rimediato a' pericoli di fuori : 
, ora bifogna eflere grato a' Nu- 
mi , col provedere a' dimetti- 
ci . Può nafeere in Corte qual- 
che altro Cirino, che v'acculi 
pretto Nerone della tardanza 
in condannare li due Fratelli • 
jfift, Sì , voglio rifolvere . 
I Siila , portatevi alli Giardini 
Idi Filippo , Ivi troverete Ger- 
[ vafo , e Protafo . Ditegli ( fo- 
no Perfbne Nobili) ditegli, 
G z che 



148 

che da lóro medefimi Ci cofti- 
tuifcano Prigioni dentro di 
quefto Caftelio . 

Sii. Efeguifco i voftri or- 
dini. 

Afl, Fermatevi. Per evita- 
re il tumulto della Città , non 
farebbe meglio dargli il ban- 
do, ò pure mandargli a Roma? 
Fla. Voi in ogni maniera 
volete precipitarvi . 

Afl. In ogni maniera non fa 
piacermi la perdita di due Ca- 
vallieri . 

F/^.Q^iefta è la gratitudine > 
che ufate alli Dii dopo che 
v'hatìno liberato da un sì evi- 
dente pericolo e della Prefet- 
tura , e della Vita ? Qpeiio è il 
rifpetto , che portate agi' Ora- 
coli > pronunziati nel Tempio? 
Qjieita è l'ubbidienza , che do- 
vete a Nerone , quale ... 

Afl. Non me ne dite dip- 
pih . Siila , efeguite quanto vi 
diffi. 
SìL Vad# in quello punto 
ài 



H9 

ad ubbidirvi . farte . 

Afi. Piaccia al Cielo , eh® 
con il Sagrifiziodi queftedue 
Vittime polliamo lofpendere 
que' fulminiche vedo a piom^ 
bare fopra dclnoftro ri polo . 

Fla. Piaccia al Cielo , che 
fieno fenza macchia di debo- 
lezza le voftre risoluzioni , 
come fonofenza pentimento! 
miei configìj . 



«A 



X» 5 AT~ 



*$0 

ATTO V. 

SCENA PRIMA. 
Siila ? Oleandro. 

Sii. |^5 Osi è, Amico. Tutte 
V^ lecofe hanno il fua 
perfetto eflere* quando pof- 
feggono quel tanto , che con- 
viene 'al propio fiato . Qjiindi 
è .che, chi fi querela di ciò che 
non ha , facilmente perde ciò 
che poffiede . Cirino non fa- 
rebbe diprefente in un fondo 
di Torre , per finirvi (fecondo 
r apparenza ) i fuoi giorni , fé 
avelie ben apprefe quelle maf- 
fime . 

Cle. Voi, più che da Solda- 
to, la di/correte da Filofofo, 
e fono ancor' Io ne' voftri fenfi , 
che chi non mifura con f equi- 
tà i defiderjjli perde con la va- 
nità 7 e con la vanità perde fé 
fteflb.- In poche ore del mio ar- 
rivo in Infubria ho imparato 
gran- 



grandi lezioni . 

Sii. Non fiavi di rincrefci- 
mento fèntirne , ed apprender- 
ne un altra. Sono prigioni den- 
tro di quefto Caftellodue Ca- 
vali ieri de più riguardevoli di 

* LO 

quella Citta, Il delitto in ap- 
parenza , è la loro Religione 
Crìlliana : il vero , è la perfi- 
dia di Flavia. Qji^fta, (offeren- 
do mal volonrieri , che Prifca 
fua Sorella abbia della ftima 
per i medemi > va penfàndo di 
perderli , rapprefentando al 
Prefetto , che con quefla fami- 
gliarità co' Criftiani Prifèa po- 
trebbe abbracciare la loro Set- 
ta. Ella per tanto li è portata 
quefta mattina , avanti fi co- 
minciafle il Sagrifizio , da Sa- 
cerdoti del Tempio, obbligan- 
doli a pubblicare , avere rifbo- 
fto gY Oracoli, dopo efaminate 
le vittime: che non fi riporte- 
rebbe Vittoria dalla difegnata 
Guerra contro li Marcomanni , 
fé non fi facevano morire li 
G 4 pre- 



predetti Cavali ieri Gemfo, e 
Protafò , come Nemici de'no- 
Ziri Dii . Non ebbero difficoltà 
i Miniftri a fpargere una bugia, 
dalla quale ne ricavava profitto 
la loro ingordigia , avendogli 
Flavia promeffo, che feguita 
la Morte dellidue Fratelli,del~ 
la meta delle loro feftanze(che 
debbono effere molte) fareb- 
bero andati al poffeflò , rifer- 
bando l'altra metà a Cirino,per 
mercede d* affé conciar e la bu- 
gìa de Sacerdoti , come real* 
mente la fece credere ad Afta- 
fio, quale abbenchè non fappia 
rifolverfia dare la Morte alli 
due Fratelli , pure Io ne temo 
di molto.mentre la Moglie non 
eeffa d ? importunarlo . Ora ve- 
dete, o Cleandro, che nono 
inferiore alla sfrontata temerti 
tà di Cirino l'arrabbiata paflio - 
ne d' una Femina . 

Cle. Io non vorrei già dire , 
© Siila, che la ncftra rabbia 
contro li Criftiani non abbia 



tutto il fuo fpecifico della ri- 
verenza , che dobbiamo avere 
alle noftre Deità-Che ferve tal 
volta la noftra Religione per 
manto della politica , ò dell' 
avarizia , quando fi vogliono 
condannati alla Morte Uomi- 
ni , che toltone il difprezzo , 
che fanno de noftri Diùfono ir- 
reprenfibilijche in nulla ci mo- 
leftano , anzi che priegano per 
la noftra falvezza . Dico bene , 
che Flavia ha meflò con una 
bugia in derifo gl'Oracoli , e 
che fi è fervita d' un fagrilegio, 
per accreditare le lue ven- 
dette . 

Sii, Comeche la certa rego- 
la delle noftre operazioni eia 
ragione , così quella in molte 
volte m' ha fomminiftrato del- 
li lumi , con la fcorta de quali 
mi ritrovo corretto ad appro - 
vare quanto Voi dite . Perchè 
,egl' è ora di portarli da Va- 
ìleriano a ricevere gl'ordini 
iper la profuma Guerra , rimet- 
G5 to 



m 

to a tempo più comodo que- 
llo difcorf o . 

Cle. Dopo mi farò portate 
da Malìo , per ringraziarle 
degl' onori m'ha compartiti 
nel Campo, farò con Voi da] 
Generale , 

Sii. Colà vi attendo , 

Cle. Pexfervirvi. 

SCENA SECONDA. 

Genafo, Protafo, 
Prigione , 

IV^.TrGl'è conchiufo, Car 

JC rifilino Fratello , il 

Proceifo gì noftra Morte. Altre 

diffefe non affettino i noftri 

Reati che quelle faranno farit» 

te fra poco con il ridirò fan^ 

gue.Rendiamo queflagiuftizia 

alla Morte de noftri Genitori * 

ài farfi vedere perfetti imw 

tue ri della loro coftanza, L : - 

dio che fb a Vitale . e Valeri* 

liberale a duro , non farà ver fa 

di 



di Noi in queito terribile ci- 
mento fcarfo delie fue Miferi- 
cordie. Gervafo, accompagna- 
te con i fervori del vcftro Spi- 
rito le fiamme dell'Anima mia* 
Non ci fepari la Morte,giacchè 
non ci divife V amore . Sieno 
d'entrambi le lleffe Palme , fé 
fu di tutti due la medema 
Fede. 

Ger. Mitrafportauna fanta 
Carità d'accogliere con que- 
iri abbracci, (s'abbracciano ) 
dilettiffimo Fratello 5 la gene- 
rofitkdel voftro Spirito, e di 
jfarne alFeccelfo Signore uà 
oblazione del voftro ? e del mio 
con quelle voci . [finginme- 
chiano) Eterna Maefui, Dio 
yero, Dio di Noi , Dio di Tur- 
iti 9 ecco a' voftri piedi due Fra- 
telli , li più indegni di portare 
il Carattere di voftri fervi : li 
ipiìibramofi di darvi una fbr^e 
prova della ncftra Fede . Non 
chiediamo altro da Voi , fé non 
. jche ci diate la grazia , ci i t - 
G ó de*- 



?5tf 

dere a Voi per debito ciò , che 
è puro dono della voftra mife- 
ricordia . Coronate le voftre 
grazie con nuovi favori . Ren- 
deteci Martiri del voftro Van^ 
gelo, per farci conforti della 
voftra Beatitudine. Accrefce- 
te il numero de* voftri Fedeli a 
vifta del noftro fupplizio . Fa- 
te per ultimo^che rinafca Prif- 
ca coir acque Battefimali iq 
virtù del Battemmo delnoftrp 
Sangue , 

Prof. Cosi fia (fi levano, e 
$* illumina il Carcere) Confermi 
li voftri detti : ajuti i miei voti, 
uniti alli voftri, la Divina Gra^ 
zia. Ma, qual* infoi ito fplen-* 
dorè tramuta queft* ofcura Pri* 
gione in luminofo Paradifo ? 

SCENA TERZA t 
Angiolo y e Detti , 

4$$* \ 7 Alorofi Campioni, il 

V Padre delle Miferi- 
cvx- 



*57 
cordi e , il Dio di tutte le conu 
lentezze, mi fpedifcea Voi, 
per darvi un'anticipato affoga 
gio della (uà Gloria. Il Reden- 
tore del Mondo , perchè ebb€ 
un Angiolo , che il conforta 
nelle fue agonie , non vuol la-r 
fciare fenza coniblazione la, 
voftra proflima Fa filone , 
Quand'Egli bevette il Calice 
di voftra falute , v* aflbrbi tutte 
le amarezze, acciò Voi gufta- 
fte il folo dolce del patire.Non 

£up riufeire di fpavento 1$ 
lorte a chi ha ficurezza di 
ritrovare miglior Vittoria in 
Crifto. Deponete adunque vo- 
lentieri a piedi del Carnefice 
quella Sarcina, che vi aggra^ 
va y fé prefto volete entrare al 
pofTeffo delia libertà de Fi~ 
gliuoli di Dio. Combattette da 
generofi contro l'odio de' Prin- 
cipi , e de Sacerdoti Idolatri , 
Vincefte le più forti tentazioni 
d' una f eminile tenerezza , che 
potea abbattere la virilità dej 

VOr 



i 5 8 

voftro petto. Superafte gì* af- 
fala delle lufinghe , delie fup- 
pliche , e delle minacce . Ora 
non vi refia più a vincere, per- 
chè più non vi è chi ardifca 
combattervi ■ Albrieve pafso , 
dove v' attende il voftro trion- 
fo , Io faro guida , feudo, e for- 
tezza . La Chiefa vi partorì , e 
inerirete veri Figli cel Van- 
gelo . La Fede vi nodrì e Voi 
la fbfcriveretecclfo gue. La 
Speranza \ 1 conferve e nell'og- 
getto di queìta vi troverete e 
premio s e ripofo La Carità 
imaltòdifovrafino amore tut- 
te le vefire operazioni , e la 
r edema vi trasformerà in 
Dio* Pugnare te dà Invitti, 
morirete da Maeftri : regnare- 
te da Beati . Parte. 

Ger. Sentile, o Prctafo, 
quefte nuove beneficenze nel 

liofilo Iddio ? 

I rot. Anzi V ho prevate con 
xz e rialto di gìrìa che gu 
mi imo fuori fól IÀ ado 5 e 



T 59 

■panni, che l'Anima corri ad- 
dietro a queir Angiolo Con- 
solatore . 

Ger. Eflò fparì , e non so 
ben dirvi, fé più ci abbiala- 
fciati in una Prigione di pene , 
ò in un Paraclifo di confola^ 
suoni . 

SCENA Q.VARTA. 
JPrifca , Filippo , e Detti . 

Fi/. A L colmo di un giubi- 

T% lo così ianto ci man- 
ca quello di poter' dare l'ulti 
mo adaio a Gervafo* e Protafo 
^ Prif. Quefti, diggià impri i 
gionati , fàcilmente fra pocr 
covranno morire , ed Io poflì 
dire d' effère rinata per mezzv 
di Quelli. 

Gerv. Protafo , Quella l 
Prifca . 

Prof. Che parla ccnFilip" 
pò, ne pcflò ben intendere ~ 
loro difcorfi - 

fa 



FU. Se ne diino mille bene-i 
dizioni a quel fovrano Trasfor- 
matore, che de Nemici cella 
fua Fede fa formarne vafi d'ele- 
zione. Voi avete tefo un laccio 
alla fallite de miei amati Difce- 
.poli , e Dio fé n' è fervito per 
formare una catena , con cui ti- 
rare fortemente , e foavemente 
1 voftr'arbitrj a dilTegni dell* 
«terna predeftinazione . 
<J Prif. Vi debbo confettare f , 
*':he quando parlava a que' due 
^Giovani, re/kya così rapita da 
>oro difeorfi, che nel mentre 
n'affaticavo a diffliaderli dalla 
/rófeffione CrifHana , talmen*. 
j£ fi confondeva il mio ragio-» 
_amento,che non fàpeva difèin* 
l^uere, feppiù Io ftudiaffi di 
rrvertirli perfidamente fenza 
^iperlo, oppure di fantificare 
' ^ie fleflà , con approvare taci-» 
nL mente le loro Dottrine . Ah 
perchè fui così feortefein non 
..sbracciare fubito que' vivi, 
\nti documenti ! Se loffi fta* 



i6t 

l piti pronta , ora non prove- 
bi il rammarico , di conoscer- 
li cottanto ingrata . Se mi fof- 
; conceflb il vederli , eflì fono 
uno generofi , che in fentirmi 
"riftiana, mi perdonerebbero 
pafìàto errore . Giacché altro 
on fi può portiamoci al Carce- 
■ je , e le non potremmo parlare 
, qtie' felici Prigioni , almeno 
on il noftro pianto faremmo 
«tendere a qmegP orrori , che 
r ilippo 9 e Prifca in prova di 
gratitudine, di pietà, e diamo** 
'è> hanno lafciato fu quella fa- 
glia P Anima addolorata . 

FiL Andiamo. Prodigio ! 
ti Carcere aperto , e lenza 
3uardie . 
Ger. Dovevi portate Prifca? 
Prot. Filippo , damo Noi. 
FU. Ah cari Figi]! 
Prif. Che inafpettato con-, 
tento ! 

Gerv. QuaP è il difegno*che 
v'impegna , o Prifca, di rive- 
der ci ? Se per falvarci vna Vi- 
ta 



i6z 
ja affai brieve , e tranfitoria $ 
facciamo fàpere , che non v 
gliamo finirla con un 1 iman 
deteftabile da tutto il Mondi" 
Se per divertirci dalla noife 
Fede, Zappiate, che al pari de 
altre volte riufciran.no , mai 
inamente in que/ìo punto, ini 
tili i voftri sforzi . 

Prof. La brevità del temp 
che ci refta di vivere , non pe 
mette , o Madama , di tropf 
intrattenerci . La cara necèfl 
ti di noltra Fede , che a me. 
menti ci vuole Man iti , ci a 
giona anche quella di riguai 
darvi come Nemica . Il crede 
re la nofti> Anima difpofta a 
arrenderfi alle voftre lolite ir 
finuazioni , è un eftremament 
offenderci . 

Prif. Sentitemi, e poi rim 
provenitemi . 

e Ger. Non hanno luogo a for 
tira li voftri artifizi . 

FU. Figlj , acquietatevi , < 
Tentitela • 

Prof, 



Prof. Come, anche Filip- 
pi fi dirà collegato con Pnf- 
d per f edurci ? 

FiL Bontà infinita , levate- 
ci da quell'inganno . Parlate , 
jrifca . 

Prìf. Deponete, o Magna- 
rmi, quefti fofpetti : ceffate 
a quefti rimproveri . Prifca 
on è più Prifca, Unimpro- 
ifo lume , ottenutomi dalle 
pftrè luppliche , mi fé poc* 
pi ravveduta della mia longa 
^cità: Quando Iddio vuole 
r un colpo di fua mano, dona 
|T Uomo in un preziofo mo- 
mento ciò, che molti annidi 
tica non faprebbero fare . 
oppiate adunque , che Io fo- 
) Criftiana . Vengo a ricupe- 
ire con il mio pentimento la 
sftraftima : a meritarmi con 
. folenne Abjura d* una fal- 
. Religione un voftro amo- 
; più degno , perchè più fan- 
). 

Ger. 



t 



104 

Ger. Signora, per erode 
a Voi làccio dalli sforzi al 
mia credenza , che fi conferì 
tra il giubilo , ed il timore j 
_ Fj/. Non vi q pih , che d 
bitare . Se Io fono incapa 
d'ingannarvi , lo è altresì 
prefente Prifca . Qjiiefta , a 
pena udito l'ordine della voft 
prigionia, fi portò da Me, 1 
piena di fpavento , e di cor 
punzione . D orrore per la v< 
ftra Morte ; di pentimento, p 
avere fin' allora chiufi gV occl 
al vero Lume , che in moli 
volte aveva chiefto l'ingrefi 
dentro il fuo Cuore . Rapi 
da Dio , e tutta alTorta in Die 
più non parlò di falvare i voti 
Corpi . Tutt* intenta alla vofl 
Anima , bramava , che la f 
fofle nel Corpo ò di Gervafo , 
<fr Protafo , per incontrare 
voftra beata forte . Anelava 
veder fparfo il voflro fangu* 
acciò a vifta di quefto prende 
fé maggior vigore l'infuoca 

fua 



i6f 

IFede . Era pronta in fòm* 

Prif. Ero , e fono pronta 
icora a fare , e foffèrire tutto 
:> , che comanda il voftro 
lorato Vangelo . Sono gion- 
: i quefta meta i mìei Voti , di 
pmàrmi moltiplicata in mol- 
■ Prifche , per lòddisfare con 
^Ite Vittime ad un Amore , 
: e da Me oltraggiato , perchè 
inconofeiuto , pretende da 
Pepiti di un Sagrifizio. Mi 
irkfte oggi d'una trasforma- 
tone , che fuOle fare l' Amo- 
Gè rvafo , Protafo , Filip- 
impetratemi dal voftro > e 
rio Dio quefto privilègio . 

Ger. L^ forprefa di una di- 
esarazione tanto repentina, 
b iftupidito la ftefla allegrez- 
•i . (inerti fono gì* effetti di 
ii giubilo ♦ che viene da Dio : 
iprimerfifenz'efpreffione, e 
«r parlare al trafporto eoa 
rudito filenzo . Prìfca mi con- 
plo , mi congratulo t, e ne ria-, 
gra- 



x66 

grazio il Braccio deilro 
Dio, che fi è compiaciuto co 1 
durvi alla cognizione , ed a 
arnpleffi dell increata Vcrit 
Prof. L'ultimo giorno d 
noflro viver mortale fi fegrj 
come il più fòlenne di tutti . 
Carcere illuminato : un Àngìi i 
lo , che lo apre , e che viene 
vifitarci , e confolarici : Pri \ 
ca , che fi converte : un Cie 
{palancato , che ci afpettì 
Tutti favori , de quali ne rei 
diamo a Voi , eterna Maeftà 
quelle grazie , delle quali V< \ 
foloneconofcete ilpefò* et 
mifurate la grandezza . Dop 
che Prifca fi è fetta , e dichian 
ta Cattolica , son ci refta pi 
che bramare . Noi morirei! 
mo , e Voi fuperftite con F 
lippo , fofterrete le rìoftre pai 
ti i con propagare la profeflà 
ta Fede. 

frif. Invidiofi che liete del 

le mie foddisfazioni , perch 

più torto non defiderarm 

Com- 



xo7 

impaglia del voflro Marti- 
i , che condannarmi a con- 
iare una Vira , che farà un vi- 
'cfìmulacro del dolore ? 

"//. Voi dunque , o Figlj , 
lète morire? 

y?r. E dobbiamo ^voglia- 
ri' . In ricompenfa della pia 
ideazione , e dell' intenfo 
.tore y che ci portafte 9 non 
Iferemmo di porgere all' ec- 
:(fo Signore ardentiffime 
) xi , affine vi dia tanto di be- 
li, quanto a Noi ne avete pro- 
rato . Si felici la roftra Vi- 

I e finifeano in pace i voftri 
jfrtó . 

Pn?f , Tanto confermo anch' 
(da Tutti , e da Noi ,arnatif- 
iio Maeftro . Sia indivifa 
Lia probità de* voftri co'ftu-* 

I I dal voftro fianco la noftra 
*ifca , fia mercede abbondan- 
za voftri ferviggi un teforo 
là preziofo. che vi lafciamo , 
wrif. Deh Martiri gloriofì, 
:ffate d'eilere più cortefi , e 

pie- 



i68 
pietofì , fé prima di Voi noi 
volete vedermi a voitri pied 
eftintadal rammarico . 

FU. Amatiffimi pegni de 
mio Cuore , che cofa Io h< 
latto per Voi , che fia degna de 
voflro ringraziamento ? Riti 
graziatene piuttosto gl ? efemp 
de voftri Genitori,quelia vorti 
indole , formata dal più bei fio 
re del Paradifo. Ringraziato» 
Faffiftenza di quel Dio , chi 
fino da Fanciulli Vincamminc 
per ftrade cosi fante , che final 
mente vi ha condotti a farv 
degni di quella del Martino 
Io debbo bensì addimandare \ 
t)io, ed a Voi perdono di quel- 
la teptdità, poc o fedimoftrata 
aell'incontrare unitamente cor 
Voi il Martirio . Sconterò h 
medesima con lagrime così vi- 
ve , che fpero nella divina Cle- 
menza faranno accettate pei 
un'equivalente obblazionc d : 
Sangne . Confumato nfegP an- 
ni > mi Ijpecchierò nelle Virtt 



tó9 
ili Prifca . Mi farà Maeftra Chi 

% Voi fu Compagna. Dapprin-* 
pipio , non ben intefo del fine- 
de' voftn amori ... 

Prif. Non pia, Filippo La- 
feiatemi in libertà quelli pochi 
momenti, che polla impiegar- 
li tutti con 1 voitri Cari Difce- 
poli . Ora sì che comincio a 
provare , o Eroi del Cielo, 
quanto m'infegnò Filippo, che 
la ftrada del Paradifo è quella 
del Calvario . I dolori , che_* 
jpro a la mia Anima in quella 
Vi dura feparazione . . , 

SCENA QUINTA- 

jìjìafioy Flavia % balenano 9 

Siila , Oleandro , Detti f 

Guardie , 

V# Ih Carcere aperto , Pri- 

J. fca 5 e Filippo con Ger~ 

V^fo , e Protafo ? Prifca , Voi 

[volete abufarvi troppo di mia 

H Prif. . 



170 

Prif La Prigione era aper- 
ta, quando qui venni . 

Afi. Chi l'apri? 

Gerv. Uno Spirito eelefte y 
per aprire ad altri miglior lu- 
me, 

Prof. Prifca , Filippo , non 
vi turbate . La confusone vi ììj 
faccia materia di gloria . 

Prif. Appunto , per confer- 
vare la gloria dolere rinata a 
Crifto i vò trionfare delle mie. 
confufioni « feppure fono tali , 
che piuttofto non fieno fofpi- 
rate occafioni per immortalar- 
mi con una Morte illuftre . 

Val. Che odo? 

Fla. E' poi fucceduto ciò f 
che dilli temere . 

Afi. Perchè il trionfo idea- 
le di quefta voftra immortalità 
poflà allettare , deve rifguar- 
darfì con una profpettiva piìi 
faggia . Prifca, Voi vaneggia- 
te. 

Prif. Io non vaneggio . Per 
^uaato fia graade la commo 



I 7 I 

zione > che in Me ha cagionato 
la voflxa comparfa , non manco 
di dirvi , che mi faccio gloria 
de 7 miei roflòri , che mi faccio 
vanto del nome , e dell' opere 
di Criftiana . 

Afl. Prifca. Filippo, riti- 
ratevi da quel Carcere , edac- 
coftatevi . 

Fla. Procurate di rimuover- 
la. 

VaL Infelice Valeriane , fc 
Prif canon fi lafcia vincere . 

Afi. Per incominciare da_. 
Voi,che mi fiete Gognata ? ftor- 
difeo , che non fiate ancora ar- 
rivata a conofeere a qual fegno 
pofia giugnere la pietà , od il 
furore d'Aftafio . Qudfk novi- 
tà ; fatale a Voi i per niciofa a 
'Noi... Chiudete quella Pri- 
gione . 

Prif. Ah terribile divifione ! 
Gervafo , Protafo ! 

SS. l* Prifca! 

FiL Amati Difcepolì ! 



Prif. Io fenza di Voi ? 
Ger. Sarete con Noi : 
Prot. A regnare con Dio * 
Aft. Finiamola. Guardie f 
chiudete. ( «fi chiude il Cavee* 
re ) Così troncheremmo que~ 
fto perniciofo congrefTo . Prif- 
ca « come vi flava cucendo- noq 
avere ancora piena compren^ 
fione delia filma, e della bontà, 
che ho verfo di Voi . Ho udito j 
con ftordimento la voftra efe- 1 
crabiie mutazione. Delitto,ch a 
merita Y ultimo fupplizio . Ciò 
non ottante , vi prometto , che 
non moriranno per mano del 
Carnefici G^rvafo , e Prorafo , 1 
e farò un dono della loro Vita a 1 
Voi, purché ritorniate ad ef^l 
fere quella che eravate . 

Prif. M'imagino. , Signor 
Conte , che afpettiate da Me un 
grand' apparato di difeor fo in | 
rifpofìa a quanto mi dite . Va* 
deludere la voftra afpettazionel 
con poche parole . Il proreaffr-S 
fi Criiliaao è m delitto , che 

QSLr 



t7 * 

Oggidì fa impallidire i Giudi- 
ci , e fa ftare contenti gì' Accu- 
rati. Ella è una colpa, che tutte 
l'Anime grandi la doverebbero 
profetare; eia pena * che né 
feguita , è fiata comperata eoa 
diletto à prezzo di fàngue . Io 
Vorrei morire cento volte, fé 
tante ne potelTu per quefto no- 
tile gloriofo Non affettate al- 
tra rifpoik da una novella Cri- 
fìiana,da una Nipote d'uà Mar- 
tire , da un" Amica de Martiri • 

Fla. Che deplorabile ceci- 
tà! Deli kfeiate o Sorella* 
e fcacciaté da Voiquefte lar- 
ve , quelli delii j . Se non vi 
muove la Clemenza del Pre- 
fetto, vi muova almeno il mio 
affanno , l f in^ereffe di noftra 
Caia : per ultimo f amóre di 
Valeriano , 

Pr ; f. Deboli moti i . Vale- 
vano , Io non mi dimentico 
dell'obbligante de voftri tratti. 
Mi con fello tenuta a quanto 
per mio riguardo operafte a fa-. 
H 3 vo-* 



174 

tore di Gervafo e di Protafo k 
Se non mi porrete ottenere in 
Ifpofa, appagatovi fu quefto 
rifìeiTo, che il voftro merito 
è troppo grande , per rimune- 
rarlo con un guiderdone così 
povero , 

Val. Mi farebbe baftato , o 
Madama , un voftro aggradi- 
mento per ultronea mercede 
del mio riverente omaggio . 
Averei fepellito dentro di un 
perpetuo obblio la mode- 
stia delle mie fiamme, quan- 
do non m'avefte detto , di non 
difperare . Ora m* avveggo 
che in cosi dire né meno aggra- 
dille i miei paffàt 1 UfHzj con li 
due Germani mentre che Voi 
operafte differentemente da 
quello mi comandante. Voi per 
mezzo mio volevate Idolatri 
Gervafo, e Protafo* per fàlvar- 
li : Voi per mezzo loro vi fie- 
te%ta Criftiana, per perder- 
vi . Lafcio al voitro giudizio il 
decidere chi ha errato . 

Frìfi 



*75 
Prif. Né Voi, ne Io . Voi mi 
Avete aggraziato in un affare, 
che fé nufciva , apportava all' 
ora a Me , come Gentile , un 
eftremo piacere . Ipdi premèn- 
te > come Criftiana , debbo con- 
folarmi, che fieno flati ineffi- 
caci i voftri Uffizj . Filippo 
più di Voi ha fatto . . . 

A{ì. Ha fatto tutto il male . 
Fillipo , ò ridonatemi la Co- 

fnata, od Io pronunzio contro 
iVoi. 

FU. Se fofFe ancora da farfi 
quefto male, che Voi dite vor- 
irei efporre la mia Vita acciò 
feguiffe . 

Fla. Di grazia , Afta/io, non 
precidi regola dalla confueta 
arditezza de Chriftiani la vo- 
li ra Indulgenza . 

FiL Non può un Criftiano 
iltrimenti rifpcndere ad un 
Pagano . 

Prif, Ne Io faprei darvi rif- 
)ofta più addattata del mio 
tfaeftro . 

H 4 Afl. 



t 7 è 

Afl. Flavia non difcorrevà 
con Voi , ma giacché volete^ 
difendere finfolenza del vo4 
ftro Pedante , ben tcfto ve ne^* 
pentirete . 

F'*. Ah Conte! Ella è So* 
fella di voftra Moglie . 

Pali Di grazia , Signore* 
riflettete meglio alle voftre ri-* 
foluzioni . 

Afl. Ho già riflettuto. Sii-* 
la ordinate in queflo punto al 
Carnefice , che prima fi diinó 
le sferzate, fìabilite dalla Leg-i 
gè, a Gervafo, e Piotala e che 
poi fenza dilazione a tutti due 
fia recifo il capo * 

Prif ChDio! 

FiL GmFigl!! 

SU* Vado fubito a far 9 effe* 
guire i veltri ordini . Parte . 

Afl. Filippo* Io faprei qua- 
le rtfoluzione dovrei prèndere 
centro la voftra Periòna ; vai 
un certo iftinto di compati- 
mento alla voftra età , (à ef^er * 
mi più pietofo , quando dovrè 
tfèm 



I 77 

efiere piti fevero . M'accori- 
jentoefìliarvi da quefto Stato 
òtto pena capitale . 

FU. Poco caftigo al numero 
le' miei trafcórfi . 

Afì. Voi dunque vi pentite 
de* voftri errori ? 

FtL Mi pento di que' falli , 
co* quali avrò trasgredita la_* 
Legge del mio, e vero Iddio. 

Fla. Coftoro fi rendono pe- 
tulanti anche nell'atto ftefìb f 
Che fé gli perdona , 

Afì. Toglietevi dalla rnia_j 
«prefenza , e partite fubito . 

FiL Non replico a* vcftri 
Ordini . Prifca addio . Patte. 

Prif. Il Cielo v* accompa- 
gni. Egli nel fuo efiglio farà 
piti felice di Me • 

Afì* a parte . (Ora, che ha 
perduto Gervafo , e Protafo » 
\e che pili non vedrà Filippo , 
t ifolverà con piti pefato giudi- 
zio.) 

Fla. Nulla vi preme il ban- 
do del voftro Catechifta ? 

i* H 5 Prif 



Prij. Un animo ben rafe* 
guato fa vivere a fé folo in 
ogni luogo . 

Fla. Di grazialo Sorella, 
confiderete il voftro meglio . 

Prif. Sì , l'ho confiderato . 
Datemi licenza , che Io vada 
da me fola a maturarlo . 

Afl. Andate , e fate buon* 
ufo di que' lumi, che vi richia- 
mano a Voi fteflà. 

Fla. Andate, e ritornate con 
il contento, che ci fate fperare. 
Val. Ed Io per rivedervi 
perfettiffima Amante , 

Prif. Addio , addio * Parte. 
Affi. Indubitatamente Prifca 
ingannata fenza faperlo « da fé 
fteflà fi è difinganata fenza fati- 
ca . Sino che ha potuto fpera- 
re di vedere falvati li due Fra- 
telli j e di avere prefente il Irm 
roMaeftro,ha fortificato lafua, 
nuova credenza. Bandito Ciuc- 
iti , e tolti duelli j dal Mondo, 
trovandoli fenz' appoggio , è 
ritornata all' eiTere di prima . 
"' FU, 



179 

Fla. SeciofiegueinPrifcà* 
certamente fi potrà afcrivere 
ad un miracolo . Sono così in- 
inamovibili dalle loro opinioni 
quelli Criftiani , che più facil- 
mente lafciano la vita > che Po- 
Umazione * 

Val. E per queflo Io ftento 
a credere, che Prifca fia per ri- 
muoverli con facilità dal fuo 
impegno . L'ultima fua propo- 
fizione può interpretarfi in varj 
■fcnfi . 

Aft. Su quefto dubbio , noti 
farà male far* oflèrvare i fuoi 
paffi . Oleandro , portatevi ne* 
fuoi Appartamenti e fenz f ef- 
fere veduto * ftatene in atten- 
zione di ciò che fuccede per 
ragguagliarmi . 

Cle. Mi porto (libito circon- 
fpetto oflervatore deTuoi paffi» 
l'arte . 

Val. Se la bontà , che ave- 
re per Me , Signor Conte , mi 
[permette parlarvi con libertà, 
verrei dirvi * che non fo , fé 
H 6 avrà 



avrà tutto quelf applaufo , die 
Voi vi perfuadete , la morte di 
que' due Cavaìlieri * Lafciate* 
che Io parta per la Germania , 
e poi uni faprete dire , fé i No- 
bili di quei la Città non fi rifeo I 
tiranno dello fpar gimento di 
un Sangue , che viene a dira- 
mare nelle loro vene . 

Afl. La Città non è fprove- 
duta delie neceffarie Milizie j 
La mia rifoluzione, perchè co- 
mandata dagl'Oracoli, perchè 
voluta dall' Imperadore , non 
può apportare verun pregiudi- 
zio. 

Val. Sono ottime le già fat- 
te precauzioni : ma quanto fa- 
rebbe flato meglio per la no* 
lira quiete non efferfi trovati in 
neceffitk di farle . 

Fla, Talché bìfognerà ri- 
trattare la condanna, che già 
farà ftata efeguita , e per com- 
piacere a veltri fcrupoli itrap- 
paz^re le Leggi , e precipita- 
re la Fortuna! 

J0. 



' Afl. Non ftanno benestanti 
timori in un Generale dell' Ar- 
mi . Non fono cosi aggrazia- 
to, che inuna.Caufa cottanto 
giufta Io pofTa meritare l'ab- 
bandono de Numi . 

Val. .Che priego vi affittino 
con poderofa Protezione . 
Sentiamo il rapporto del vo- 
ftro Capitano delle Guardie . 

SCENA SESTA. 

Stilai e Detti » 

SU. C 0n ° efeguiti i voftri 
^) ordini , o Signore . 
Podi alle sferzate Gervafo , e 
Protafo , morì il primo tra le 
medeme . 
Afl. Ed il fecondo? 
SU. Al fecondo un colpo di 
fpada levò laTefta dalBufto 
Afl. Oflervafle bene , fé 
Gervafo veramente monile 
fotto li colpi delle sferzate ? 
SU. Io viddi a gettarti h due 
H 7 Cada- 



Cadaveri nel folito luogo de 
Criftiani condannati . 

Aft. Notafte nella Plebe, e 
ne Nobili qualche triftezza per 
quefta Morte? 

Sii. La Plebe non diede aU 
cun fegno di tumulto . De No- 
bili non ne viddi pur uno . 

A/I. Avvanti morire nomi- 
narono Prifca , e Filippo ? 

SU. Non potei fentirlo . 
Appropofito di Filippo' l nel 
riportarmi da Voi , incontra- 
tomi in Oleandro « m'ha detto 1 
che per ordine voftro fia llato 
bandito ; e che Prifca , ripièna 
d'un gran difpiacere . . . 

Fla. Difpiacere? Ella è (ì* 
curamente pentita.. 

Aft. Forfè la Morte di que* 
Ribaldi , e refigliò di quel Se- 
duttore... 

SU. Permettetemhehepro* 
fieguail difcorfo . Prifca adun- 
que , ripiena di un gran dif- 
piacere , di non eflèrfi accom- 
pagnata con Filippo , fina- 
nta, 



i8j 

ma, e s'addolora. Oleandro, 
portato/! nel fuo Appartamei*- 
fo, aon l'ha ritrovata . 

Afl. Chi sa non fiafì partita 
con quel Traditore ? 

Fla. Ah ingrata Sorella! 

Val: Può eflere che fia an- 
cora in Palazzo in qualche par- 
te remòta, e forfè Cleandro la 
ritroverà . 

SU. Certamente Cleandro 
hrkogtiì diligenza per rinve- 
nirla . 

Afl. Non fi perda tempo con 
inutili fmanie < Valeriano , 
Siila , prefto , riconducetemi 
Filippo : cercate di PrifcaL 
Per riftituirmi il Cuore in 
petto , riconducetemi laCow 
gnata . 

Fla. A Me la Sorella. 

Val. Andiamo fubito. Parte. 

SU. Vifieguo. Parte. 

Afl. La tardanza di Clean- 
Irò a comparire mi tormenta . 

Fla. Crefce al pari del vo- 
ftro il mio dolore. Andiamo 



i84 

àncora Noi 4 per prevenire 
qualche attentato di fuga . 

Àfl. Giuro alliDii, che fé 
ritrovo colpevoli Prifca , e Fi- 
lippo , ài condannarli allo ftef- 
fofupplizio diGervafo > e di 
ProtafoV Se quefìa Citta refta 
attonita dall' ofifefe , che mi 
vengono fatte , nonio farà me- 
no dal fentire la mia vendetta \ 

SCENA SETTIMA, 

Prifca i Filippo, Cleandro . 
Bofco con Città in lontananza 

Cle. \/Ifieguo,Sìgnora;m; 
V più che alli voftr 
pafli, corro addietro ad un for 
te impulfo, che mi vuole fé 
guace di voftrà Fede . 

Prtf. Voi mi cercavate pe 
arrefkrmi V ed in un fubito fie 
te divenuto fortunata miaPre 
da. 

FiL Cosi opera quello fpi 
fìtò Divino , che in un me 
men- 



m$ 

mento s' impofFeila di quelle 
Anime , che ha preordinato 
alla fua Gloria . 

Cle. Al primo incontro, che 
ebbi di Voi nel ricercarvi per 1 
ordine di Afta/io, divenne di 
giaccio il ceco mio furore , ed 
un infolito raggio talmente 
m'infiammò il Cuore , ed illu- 
minommi la Mente * che ftabi~ 
lj d'abbandonare ciò , che nel 
fegretodel mio animo avevo 
femore deteftato . Mi fi pre~ 
Tento in quel punto là morte 
|lòriofà d'Aleflàndro , voftro 
£io , feguita in Roma neli* 
inno feorfeo ; da me veduta 
allora con compatitone , ma 
Tenz' invidia . Qjaefìa fpeziè* 
finire fcata dalia voftra fanta 
rifoluzione , compì, quella 
3;rand* opera * che fi andava 
difponendo dentro di Me , fen~ 
za (aperto . 

Prif. Ringraziatene quel 

ì?ovi*ano Trasformatore de 

Cuori , che opera quando , % 

Catti* « 



185 

•ome vuole . Filippo v'iftrui 
ra di quanto dovete fapere 
ed operare per rendervi degne 
di tanta grazia . 

FiL Le medeme iftruzioni , 
che avete avuto da Me , faran- 
no opportunamente date a 
Oleandro - Ora bi fogna penfa* 
re alla noftra fìcurezza . Ab- 
benchè fi ritroviamo in quella 
Selva rimota dalla Città > non 
potremmo ifcanfare le dili- 
genze , che Aiìafio avrà ordi- 
nato per la noftra ricerta . 

Prìf. Licenziatami da Afta- 
fio * Q2l Flavia , e da Valeriano , 
venni tofto alla voffera Cafa.do- 
ve in vece di Voi vi trovai Ole- 
andro , col quale . fantamente 
mutato , accompagnatami, qui 
vi fovraggiungo per volere 
Divino . Non crederei , che 
in sì poco tempo potefle Afta* 
ilo efière intefo di mia parten- 
za. 

Cle. Efib mi comandò por- 
urrni a voftri Appartamenti , 



Vflt oflèrvare i voftri paffi , co* 
>rdine di riferirglieli . Non 
krovatavi, venni allaCafadi 
Filippo, dove col voftro in- 
centro fèguì la falvezza della 
lia Anima , non curandomi di 
uella del Corpo. 

Fd 9 In quefti emergenti » 
: tìfca , che penfate rifoivere ? 
o per me , per efeguire il Co- 
mando del Prefetto , penfb 
urtarmi in qualche Luogo 
elitario della Liguria , per ivi 
iangere la Morre de miei 
mari Difcepoli , e per finirvi 
a Penitente i miei giorni . 

Prif. Dopo la lacrimevole 
.erdita temporale di Gervafò , 
tdi Protafo * non mi refla altro 
Dnfòrto , che di feguire Fil- 
ippo. 

Cle. Siamo feopetti . 
wUb Noari %oxnemate* 



fCE- 



ì8? 
SCENA OTTAVA. 

Valeriana , Siila, e Detti*. 

SU. f: Geo H Fuggitivi. 
Val. £~ ■ Madama , m' ingan- 
nano i miei occhi ? 

Prtf. Non v' ingannate s le 
fonoPrifca- 

Val. Non fletè Voi conten- 
ta eh* Io muoja * fé non mi ve- 
dete a morire? 

Prtf. Che difeorfo e mai 
quello ? 

Pai Sarebbe troppo ignd- 
miniofa la mia debolezza , fi ; 
in ve .ermi in queflo flato , fi! 
quefb flrada Io ncn monffij 
ve' ri medi . Tengo ordini d 
riconduci a Pala z zo. dóve pu< 
correre pericolo lavora Vi 
ta Contrafià X ubbidienza 
che debbo al -reietto all'amo | 
r? che profeto i Voi E no 
yolete,che in queito -uro acci 

Ho intefo abballa»! 
S'ia- 



i^9 

'inganna Aftaiio fé cerca ima 
3I Vittima . Eccone due altre* 
ifpofte a fagrificarfi al fuo fu* 
Dre . 

«SV/. Anche Oleandro fatto 
' Iriftiano ? Amico , che co& 
j^ete fatto ? 

C7e. Ciò j che doverefte fa-* 
;> ancora Voi . 

FU. Qjiefti fono Portenti 
ella Divina Grazia. 

PW/. Filippo 4 Oleandro » 
idiamo a rendere giuftizià al 
angue di Gervafo e di Pro* 
ifo . Valer iano , Siila , pré- 
edeteci s che vi feguiamo à 
Wàzzófenfca contralto è 



£CE* 



*9* 
SCENA ULTIMA. 

angiolo , Prifca Filippo , Va- 
ledano ? Siila , CI e andrò • 

Ang. ir Eermatevi Tutti . 
Val. V Che afpetto fovra- 
mano ., qual forza onnipo- 
tente ? 

Ang. Anderete dove Dio 
forra, non dove avete penfato .- 
Ceflerà dentro di quefFanno 
con il vivere di Nerone la Per- 
iècuzionede Criftiani , e fenza 
Guerra la follevazionede Mar- 
comanni. Refo odiofo alla Cit- 
tà , terminerà il fuo Governo 
Aftafio . Reftkuita la Pace a 
quefta Chiefa , vuole Iddio 
Mantenitori , e Promulgatori 
della fua Fede nella medema 
Filippo , e Prifca , con tutti 
quelli, che faranno della loro 
OrtodofTà Profeffione . Ritor- 
nerete Tutti alli Giardini di 
Filippo, dove Io faro voftra 
diffèfa , e tutela . Voi Filip- 
po 



>o con il voflro Figlio pren-» 
erete quefta norte li dueu, 
Torpidi Gervafo, e di Prora- 
e li darete onorata fepol- 
ura dentro la voffcra Cafa. Ivi 
ipoferanno finché Ambrogio 

Grande , il Santo Paftore di 
uefta Chiefa , così awifato da 
)io, li ritroverà ancora interi » 
piranti un Sagro odore, ed 
fperfi di vivo fangue , a quali 
ofcia farà ergere magnifico 
Tempio . Qjueita Città , fede- 

depofitaria de loro Corpi , 
a ) avrà Tempre la Fortuna iti 
)afà, fé conferverà la divozio- 
s nel Cuore . Invidieranno a 
bella forte de Milanefi molte 
rovincie dell'Europa . La 
ittà di Brifàcco per eccefTo 

Religione fi ftudiarà d'in- 
annare con fanta impoftura la 
ropria Pietà , al creder/! in 
)fTefIò delle preziofe falme 

Gervafo , e di Protafo , che 

riivife da quella d'Ambre- 
(a) SaxiusinPoJpJjr 



gio , qui {? Ccntmremnm 
Avvocati, e Protenori da qu 
ri forgeranno Padri, e Giuda 
de loroCon-cittadini . dellor 
Gregge . Opali or* ora li ve 
dretcinun enigma di Gloria 
tali ( fi fupplicà Dio ) li godia 
te in Paradiso . Parte , 

Prif. Angiolo fanto. Voi m 
rapifte Y Anima fuora de {enfi 

Pai. Siila, veiefte mai voi 
to piìidivinorvdifte mai difcoi 
fa pie penetrante 1* intimo d 
Cuori ? 

Sii. Tutto è celere , e I 
reffimo perfidamente ingrati 
fé ancora foffimo cechi a tant 
lume. 

Val. Prifca , s* egl' è vei 
che abbiate avuto della ftin 
per me queflo è il punto < 
comprovarmela * coll'impi 
trare dal voftro Dìo di ppt« 
Santificare queir amore, ci 
ho avuto per Voi. 

Frif. Iddio , che è libera £ 
con tutti delle fue Miferico 
diej 



? 



*9? 

ie , faccia a parte delle mie 

lentezze anche la voftra 
nima . 

Sii. Se i miei demeriti non 
>fTero sì moftruofì , ardirei 
ich'Io pregare per una tal 
razia, 

FiL Se la bramate di vero 
uore, già la poìfedete . 
de. Qpanto è grande il Dio 
3 Criftiani . Eglifolp pctea in 
1 momento produrre meravi- 
ie così ftupende . 
Pai. Sciolto dal debito di 
urtarmi alla Guerra , fento 
mtro di me un invito , che 
i chiama, ad arrolarmi fotto 
nfanguinate infegne d'un Re- 
ttore Croce -fìifo . Si vedono 
ite -Martìri Gervajò , e F 'reta- 
vi gloria . Che nuovi Prcui- 
i fono quefti ? Beneficenze di 
iel Dio , che per convertire 
' Idolatri alla fua Fede fa ve- 
*re il premio , che dona a faoi 
eie li . 

Fri/. 6 ' mgmochìano . Ah 
ì Mar- 



194 

Martiri Santi, eccogenuflei I 
avoftri piedi la voftra Prifc 
Framifchio con quel fang 
gloriofo le lagrime del ni 
giubilo. Se in vitafofte si 
berali con me delle voftre gì 
zie 9 fìatelo ancora addeffo é 
ìi voftri eterni contenti . 

Fil. Faremmo tutto ci . 
che comandò Iddio per me 
ZO del fuo Angiolo , ma fi 
ancora, che il voftro Maefl - ! 
divenga un giorno Gonion 
della voftra Beatitudine • 

Val. Perquefte Anime gt ■ 
dagnate alla vera Religione | 
i meriti del> voftro Martiri , 
s' intitoli quello giorno . 

Tutti '. IL TRIONI 
DELLA FEDE . 



*!? J 



cm 



m 

CANTO DI DUE 
ANGIOLI. 

Recitativo . 

Ang.pr. TlEnchè già nell* 
JO Empirò 
Di Gervafo , e Protafo 
Vivan l'Alme Beate, 
Gran Milano , non fon di 
Te fcordate . 
4ng. fec. Sì , delle Grazie^ 
loro 
Ne fentirai l'effetto : 
t L'Alma , dove ha il fuo Cor* 

pò, ha ancor l'affetto . 
Aria. Sta lieto, o Milano , 

Di Scudo la Mano 
I De due Germani 

A Te fervirà . 
)e Corpi il Teforo, 
Che tieni in decoro, 
Di loro Tutela 
Il pegno farà . 

IL FINE. 



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